La divorziata debuttante

I romanzi di Plum Sykes sembrano libretti da femmine per accompagnare il tè domenicale delle cinque, invece sono manuali di comportamento. E per la crudezza di certe verità, sarebbe auspicabile tenere a portata di mano una bottiglia di champagne. Se avessimo seguito alla lettera le regole di “Bergford Blondes” (Biondo n°5), infatti, adesso avremmo tutte un diamante rosa al dito e sottobraccio un marito milionario. Non a caso l’autrice è una signora fastidiosamente sottile che ultimamente se ne va in giro a sbandierare quadretti altoborghesi di felicità coniugale. Tuttavia, nella fortunata ipotesi in cui fossimo riuscite, nonostante la sconsideratezza, a tenere insieme una relazione meno effimera di una collezione Crociera, “The debutante divorcée” – opera seconda – è il libro da mandare a memoria per salvaguardare la pace domestica. Perché non importa quanto ci si possa avvicinare all’idea perfetta di amore eterno, che incidentalmente è anche la pubblicità di un profumo Calvin Klein. La realtà somiglierà sempre di più a un episodio di “Tutti amano Raymond”. È indispensabile un’amica molto esperta. La divorziata debuttante, appunto.
Nel libro si chiama Lauren e fa l’ereditiera. Durante una vacanza in Messico conosce Sylvie, sposina abbandonata in luna di miele per futili questioni di lavoro, e graziosamente decide di insegnarle a vivere. Quindi le spiega la verità sul sesso coniugale: è amore. E non prevede orgasmi multipli. Peccato poi si distragga per correre dietro a gioielli rari e uomini preziosi (una volta per tutte: “la ricerca non ha prodotto nessun risultato” su Google è l’ultima frontiera del rubacuori professionista), lasciando Sylvie e noi un po’ spaesate, perse tra le Magnifiche Mogli del West Village – creature meravigliose, metà donne metà Sarah Jessica Parker – e lattanti precocemente snob. Costretta dal nuovo stato civile a subire torture di ogni tipo – inclusa una lezione di sci – Sylvie si crogiola per pagine intere nel dubbio di un adulterio ai limiti della crudeltà mentale.
In mancanza di prove inconfutabili, però, cercare un chiarimento è inappropriato: soltanto occasionalmente, infatti, i mariti dicono la verità. Più elegante consumarsi come spose cadavere e provare psicofarmaci come fossero antirughe. Se la situazione precipita, infine, è d’obbligo rifugiarsi con discrezione nell’albergo più lussuoso della zona. È regola antica: sempre lasciare, mai essere lasciate. La strategia, naturalmente, è risolutiva. A patto di aver scelto il consorte con giudizio, tra gli ultimi esemplari di milionario martire.

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