L’uomo d’acciaio di John Byrne

E’ un uccello, è un aereo, è Superman! Grazie al rinnovato interesse per il “boyscout in pigiama blu”, dovuto a un nuovo film in uscita, gli Oscar Mondadori propongono in una raccolta alcune delle storie migliori dal passato recente dell’alter ego di Clark Kent.
Il volumetto “L’uomo d’acciaio” contiene la miniserie omonima, opera di John Byrne, che esattamente venti anni fa riscriveva in chiave moderna le origini dell’ultimo figlio di Krypton, più una scelta di altre storie della stessa epoca.
La metà degli anni Ottanta è stato un periodo di grandi rivolgimenti per la Dc Comics, l’editore americano di Superman (e di Batman, e di Wonder Woman, tra gli altri). La casa editrice, surclassata nelle vendite dalla concorrente Marvel (quella dell’Uomo ragno, dei Fantastici quattro e degli X-men) scontava il peso di una continuity cinquantennale, piena di incongruenze dovute all’opera di autori successivi e all’acquisizione di alcuni editori concorrenti. Per giustificare i salti logici tra una testata e un’altra, e tra periodi diversi di una stessa collana, si faceva spesso ricorso all’escamotage dei mondi paralleli, generando una quantità di problemi pari a quella che ci si proponeva di risolvere. L’occasione per fare piazza pulita di questo complicato multiverso fu una miniserie chiamata “La crisi sulle terre infinite”, del 1985. Con questa saga tutti i vari mondi alternativi che popolavano i fumetti Dc sparirono, assieme a tutte le versioni doppie dei supereroi. A seguito della Crisi le origini di tutti i personaggi maggiori vennero riscritte. Per il personaggio simbolo della casa editrice, il supereroe per eccellenza, occorreva qualcuno capace di rinnovare senza stravolgere, dando un taglio più moderno all’eroe senza sovvertire completamente la tradizione. Per questo compito venne scelto John Byrne, famoso all’epoca per l’ottimo lavoro fatto con i Fantastici quattro della Marvel.
Il pianeta Krypton di Byrne è un mondo asettico e razionalista. Una civiltà decadente, dove i contatti umani sono limitati al punto che persino gli accoppiamenti sono decisi da un computer, la coppia così formata provvede alla donazione dei gameti, dopodiché della gestazione si occupa un’incubatrice. Sembra l’incubo di Giuliano Ferrara e Marcello Pera. E la distruzione del pianeta – per una ribellione della natura che la scienza non ha potuto prevedere né controllare – la giusta punizione del folle scientismo kriptoniano.
A fare da contraltare al freddo razionalismo di Krypton c’è lo stato rurale del Kansas, dove l’incubatrice di Superman si schiude, atterrando nel campo dei Kent, i suoi genitori terrestri. Lo scontro tra la genetica e l’ambiente, come nel film “Una poltrona per due”, si risolve a favore di quest’ultimo, facendo del giovane Clark un perfetto bravo ragazzo americano, cui la natura aliena ha fornito i mezzi per essere davvero all’altezza dei rigorosi standard etici inculcatigli dalla famiglia.
Durante il primo incontro di Superman con Lois Lane, la giornalista gli offre vino bianco e brie, ma l’eroe rifiuta. “Non bevo, e il brie non è uno dei miei formaggi preferiti” – troppo sofisticato ed europeo per un ragazzone cresciuto a fiocchi d’avena.
La bravura di Byrne sta nell’allontanarsi dal cliché un minuto prima che diventi stucchevole, nel tratteggiare personaggi con un minimo di spessore e in una notevole attenzione ai dettagli. La Lois Lane de “L’uomo d’acciaio” cambia tre acconciature e sette vestiti, tutti all’ultima moda, nei sei numeri della miniserie.
La maggiore innovazione introdotta è probabilmente la lettura del personaggio di Lex Luthor, la nemesi del nostro eroe, che abbandona lo stereotipo dello scienziato pazzo per diventare un ambizioso magnate dell’industria, ossessionato dal potere. Un po’ Enrico VIII, un po’ Al Capone e un po’ Kingpin, il capo occulto della criminalità newyorkese dei fumetti Marvel, con cui Luthor condivide la presenza fisica imponente e il cranio pelato.
Da menzionare anche il primo incontro di Superman con Batman, l’altro grande eroe della Dc comics e per molti versi l’opposto di Superman. Cinico e tenebroso il vigilante di Gotham City quanto solare e ottimista il paladino di Metropolis, i due rappresentano i poli di attrazione presso i quali si colloca la maggioranza degli eroi in calzamaglia.
Ultima nota per i disegni, dal tratto classico, privo delle influenze nipponiche riscontrabili in molti degli autori degli anni Novanta (e successivi). Alcuni dicono che i personaggi disegnati da Byrne sono tutti parenti, da quanto si somigliano, ma il suo Superman ha una presenza e un magnetismo che Brandon Routh, l’attore che lo interpreterà sullo schermo nel film che uscirà in Italia il primo settembre, può solo sognare.

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