Rispetto per le istituzioni

Sono in attività da oltre venti anni; vantano una fitta discografia e il contributo dato al lavoro di alcuni tra i gruppi più innovativi del genere; i frequenti cambi di line-up, specie nei primi anni, ne fanno una vera famiglia musicale allargata. Sembrano i Grateful Dead, ma cambiando epoca, continente e angosce. Sono i Napalm Death.
Iniziatori del genere grindcore – rabbiosa fusione di metal, hardcore, trash e punk – rappresentano oggi un’istituzione metallica, punto d’arrivo non previsto del piccolo progetto di due talentuosi adolescenti. I quali, ironia della sorte, avrebbero ben presto lasciato ad altri talenti – e ad un sound diverso nella calibratura – la costruzione del palazzo.
1982: Nicholas Bullen (voce, basso) e Miles Ratledge (chitarra) hanno nell’ordine tredici e quattordici anni quando formano a Birmingham i Napalm Death, ispirati dal punk più hard e impegnato, l’anarcho-punk di gruppi come i Crass. Con l’aggiunta del secondo chitarrista Justin Broadrick incidono il demo “Hatred Surge” nell’85. Ratledge non condivide la direzione intrapresa e abbandona. La band prosegue e viene ingaggiato il batterista Mick Harris. Nell’86 registrano il demo che diventerà, più tardi, lato “a” del full-lenght d’esordio, “Scum”. Ma prima di arrivare alle sessioni di studio, Broadrick (che entra nei Godflesh, altro gruppo nodale) e Bullen abbandonano, sostituiti dal cantante Lee Dorrian (fondatore dei Cathedral) e dal chitarrista Bill Steer (impegnato anche con i necrometallici Carcass); per il tour arriva un nuovo bassista, Shane Embury, che con la sua militanza costituisce ad oggi il componente più fedele. Nel Settembre ‘87, il grande John Peel li invita alla Bbc per una delle sue celebri session; poco dopo, i Napalm Death tornano in studio per il secondo giro: “From Enslavement To Obliteration”. Meno primordiale del primo, non perde tuttavia un’oncia in ferocia, decostruzione della struttura musicale e superamento dei limiti. Per contro, segna la fine della fase grindcore, annunciata dall’ennesimo turnover. Dorrian e Steer cedono il posto a Mark “Barney” Greenway e Jesse Pintado, e al secondo chitarrista Mitch Harris. “Harmony Corruption” (’90) svolta verso lo speed-metal, presentando canzoni più strutturate e di durata quasi convenzionale; ora è Mick Harris a chiamarsi fuori per suonare con il sassofonista John Zorn e i Godflesh Justin Broadrick e G.C.Green nei Painkiller, incontro tra jazz, grind e rumore puro (oltre a formare gli Scorn e i Matera con Mauro Teho Teardo). L’ingresso del drummer Danny Herrera completa una line-up destinata a durare sino al 2004: Greenway/Mitch Harris/Pintado/Embury/Herrera esordiscono con “Fear, Emptiness, Despair” (’94), tentativo di aggiornare il sound della band limitando l’influenza grind a favore di un metal più canonico con aperture armoniche. E’ una fase di incertezza, caratterizzata da un suono più cupo e arrotondato: “Greed Killing” e “Diatribes” (’96), come il precedente, non convincono e “Inside The Torn Apart” (’97) è un ritorno alle origini troppo timido. Da qui in avanti, però, i ND trovano un appropriato equilibrio tra il caos grindcore originario e un hardcore speed matematico, rigoroso. “”Words From The Exit Wound” (’98) inaugura la nuova stagione che prosegue con “Enemy Of The Music Business” (’00), “Order Of The Leech” (’02), “The Code Is Red… Long Live The Code” (’05) e l’ultimo “Smear Campaign” (09/06), tutti scolpiti in un grind intenso seppure ingabbiato in ritmiche e strutture nient’affatto frattali. Con l’uscita di Pintado nel 2004, i ND proseguono in quattro: il vento della rivoluzione grind s’è ormai affievolito, ma energia e passione continuano a bruciare nelle tracce e nei testi da sempre estremi e leftist quanto la musica. Non stupisce quindi che “Smear Campaign” nulla aggiunga o tolga al valore dell’istituzione, né che non vi si trovino innovazioni sostanziali (l’unica sorpresa è il suggestivo contributo vocale di Anneke Van Giersbergen dei The Gathering); parimenti, non impedisce di apprezzare la buona resa di alcuni brani (“Puritanical Punishment Beating”, “Identity Crisis”, “Warped Beyond Logic”, “Deaf And Dumbstruck”) e la qualità standard di altri (“Freedom Is The Wage Of Sin”, “Shattered Existence”, “Persona Non Grata”), insieme all’affiatamento della squadra.
Il futuro dell’istituzione, ancora efficace ancorché poco dinamica, appare quindi affidato alla continuità, sorretta da uno sguardo feroce sul mondo contemporaneo e dalla saldezza nelle convinzioni sonore. Un lavoro a cui mancherà l’apporto di Jesse Pintado: il chitarrista è deceduto lo scorso 27 agosto in Olanda, dopo aver completato il nuovo cd dei Terrorizer.

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