Marciare uniti o marcire divisi

Come ci insegna Ludwig Wittgenstein, che citiamo nella goccia, fare filosofia esige una rinuncia del sentimento: “Può essere difficile non usare un’espressione, com’è difficile trattenere le lacrime o uno sfogo dell’ira”. Ed è forse questo, spiega l’autore del “Tractatus Logico-Philosophicus” e delle “Philosophische Untersuchungen”, che rende la filosofia così difficile a molti. Così come difficile è per noi fare della filosofia sulla sinistra e sul Partito democratico, sull’uscita di Nicola Rossi dai Ds e sul conclave casertano del governo, dopo aver letto l’intervista rilasciata al Sole 24 Ore di sabato da Giovanni Doddoli – dal titolo: “Coop, fuori lo stile-Consorte” – e trattenere l’ira.
Non useremo le molte espressioni che pure ci verrebbero alle labbra, per non tradire la nostra vocazione filosofica e per non ingrassare ulteriormente le tasche di Giovanni Doddoli, presidente di Legacoop Toscana e maestro di stile. Dicessimo la metà di quel che pensiamo, con i frutti della querela ne avrebbe di che campare cent’anni. Dunque faremo della filosofia.
I dettagli dell’elegante intervista di Giovanni Doddoli e dell’ultima vicenda giudiziaria che ha riguardato in questi giorni Giovanni Consorte potranno apparire di scarso interesse. Ma quello che interessa noi, da un punto di vista filosofico, è il doddolismo. Questo è il rischio che si profila per la sinistra italiana, e ormai è già ben più che un rischio. Come spiega molto meglio di noi – sia per i dettagli della vicenda Consorte, sia per il suo significato politico – Oscar Giannino in analisi e commenti.
Noi non conosciamo personalmente Giovanni Consorte. Non sappiamo se sia un santo o un farabutto, né ci interessa saperlo. Quello che sappiamo è che per oltre un anno Consorte è stato accusato su tutti i principali giornali di avere ordito, in associazione con Fiorani, Ricucci e compagni, un diabolico complotto per impossessarsi di Bnl, Antonveneta e Rizzoli-Corriere della sera. Sappiamo che per oltre un anno queste accuse sono state diffuse con largo uso di intercettazioni legali e illegali, con paginate intere di complicate illazioni, senza che a oggi si sia ancora riusciti a conoscere non diciamo una prova, ma uno straccio di indizio che giustifichi o che almeno spieghi come e perché a Consorte e alla sua Unipol sia stato impedito di acquistare la Banca nazionale del lavoro, come e perché i vertici dei Ds siano stati messi alla gogna, come e perché l’esito di operazioni finanziarie da milioni di euro sia stato determinato dalle campagne di stampa e da provvedimenti cautelari della magistratura, cioè senza alcun processo. E’ possibile parlare dei problemi dell’Italia e dei limiti del riformismo, discutere delle critiche di Nicola Rossi al governo e delle liberalizzazioni, discettare dei ritardi e delle chiusure della politica, della giustizia e dell’economia italiana senza rispondere a queste domande? Il fatto è che le accuse contro Giovanni Consorte cadono una dopo l’altra, ma vengono sistematicamente sostituite da altre e diverse accuse, in un regresso all’infinito che terminerà verosimilmente con la sua condanna a tre mesi di carcere per furto di pizzetta ai danni del compagno di banco Gigetto nel 1958, grazie alla deposizione di un bel superteste – chissà che Giovanni Doddoli non abbia qualche parente bidello – così tutti saranno contenti. Ma in attesa che la giustizia faccia il suo corso e che Consorte sia chiamato a rispondere di tutti i reati presenti nel codice penale, dall’abigeato al vilipendio, noi vorremmo sapere che ne è della sua associazione a delinquere con Fiorani e Ricucci, che ne è del grande concerto e del disegno criminoso che avrebbe legato la finanza rossa agli immobiliaristi, che ne è di tutte le accuse di cui sono stati pieni i giornali nel 2005 e in forza delle quali si è cambiata la storia del paese, come è evidente, a cominciare dal risultato elettorale.
Il fatto è che dopo aver visto cadere gran parte delle imputazioni, dopo avere costruito un sito internet per spiegare come secondo lui sono andate le cose (www.giovanniconsorte.it), Consorte si è rimesso al lavoro con una sua banca d’affari, Intermedia. Alla vigilia dell’aumento di capitale, lui e il suo socio Vittorio Casale sono stati colpiti da una nuova accusa, che ben poco ha a che vedere con le scalate del 2005. Quando si dice la sfortuna.
Naturalmente noi non sappiamo se Consorte sia colpevole o innocente, in questa vicenda che riguarda compravendite immobiliari di diversi anni fa. E’ un problema suo, non nostro. A preoccuparci, però, è il capo d’accusa: appropriazione indebita. A preoccuparci sono i tempi della giustizia italiana. Possibile, dopo quasi due anni di inchieste, che siamo ancora alla lettera A?
Dinanzi a tutto questo, Giovanni Doddoli, presidente di Legacoop Toscana e riconosciuto arbiter elegantiarum di quella finanza rossa che nella sua regione, tra Monte dei Paschi di Siena e cooperative, si è sempre opposta alla scalata di Unipol a Bnl, non ha tardato a dire chiaramente quello che pensa. Prima ha mandato una lettera al presidente della Lega Giuliano Poletti, protestando per il fatto che diverse coop si siano messe in affari con la banca dell’ex manager Unipol. E poi si è fatto intervistare dal Sole 24 Ore. “Purtroppo c’è la sensazione che il passato, anche quando sembra sepolto, possa riemergere all’improvviso e falsare il contesto”. Così ha detto, con sublime eleganza, Giovanni Doddoli. Si noti la scelta delle parole: “passato” (che sta per “Consorte”), “falsare” (che sta per “cambiare”) e contesto (che sta per “equilibri di potere”). Un uomo meno elegante di lui avrebbe detto: purtroppo c’è la sensazione che Consorte, anche quando sembra sepolto, possa riemergere all’improvviso e cambiare gli equilibri di potere (all’interno del mondo cooperativo). Una preoccupazione che appare fin troppo evidente dalla conclusione dell’intervista. “L’idea di dare vita a una finanziaria che aiuti la nascita e la crescita di nuove cooperative resta ancora valida”, dice infatti Giovanni Doddoli, ma alla semplice obiezione che questo è esattamente quel che ha fatto Consorte, la replica è la seguente: “Il risultato è che nel bel mezzo della fase preparatoria al congresso nazionale si torna a discutere di cose che pensavamo sepolte. E non fa piacere”. Il congresso nazionale è ovviamente quello della Lega delle cooperative. Quanto alla passione di Doddoli per il tema della sepoltura, non ci sembra meritare altre parole. Molto più significativa è un’altra sua affermazione, ben riassunta nel catenaccio dell’articolo: “L’iniziativa di Intermedia preoccupa: ‘E’ finanza svincolata dall’industria’”. Finanza svincolata dall’industria, un ritornello semplicemente irresistibile nel paese dei crack Cirio e Parmalat. Un ritornello che ha fatto furore nell’estate 2005, tra gente elegante, che sui giornali della Fiat e di Confindustria gli preferiva però la versione originale: “Un conto è costruire automobili, un conto è comprare e rivendere case”. Un ritornello che ha avuto largo corso anche a sinistra, specialmente tra i dirigenti eletti a Siena, amici di Luca Cordero di Montezemolo e habitué dei più spregiudicati finanzieri che la storia d’Italia ricordi. Così va il mondo. E così va la sinistra ai tempi del doddolismo.
Non ci sembrano necessarie altre parole, a proposito della lotta tra radicali e riformisti che secondo Nicola Rossi e tanti altri paralizzerebbe il governo. E che secondo noi, invece, nasconde una verità molto più triste, e cioè che il governo è paralizzato dalla guerra tra riformisti e riformisti. Ma tutto questo, oggi, è al più argomento da terza pagina. E in terza pagina, se ancora vi interessasse, lo troverete.

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