Pupazzi

Il sospetto che buona parte dei nostri parlamentari non aspirasse ad altro che a fare da pupazzo per un manipolo di miliardari, a essere onesti, ci aveva già sfiorato. Osservando la sfilata dei politici che hanno posato su Donna Moderna – sotto il titolo: “La politica veste giovane” – indossando abiti Armani, Prada e Ferré, l’atroce sospetto è però divenuto amara certezza. I testi, con i consueti appelli ai giovani perché riscoprano la politica, danno un’idea dello stato dell’arte – politica, s’intende – peraltro già di suo non floridissimo, nel momento in cui dieci parlamentari della Repubblica, per mostrarsi più vicini ai giovani, scelgono di farlo giocando agli indossatori dalle pagine di una rivista femminile per casalinghe di mezza età. Il contenuto dei suddetti appelli, poi, va oltre ogni immaginazione. Per non dire dello stile, che oscilla tra il sito pedo-pornografico del “venite a stare qualche settimana con me. Per vedere che si possono cogliere i desideri che sentiamo in fondo al cuore” (Luca Volontè, Udc) e il puro totò-truffa del “non dico di impegnarsi in prima persona, ma di partecipare col voto: scegliendo i candidati più adatti” (Italo Bocchino, An). Il nostro preferito, però, rimane Pietro Folena. Il quale, spiega la didascalia, “avrebbe voluto appuntare il suo amato simbolo della pace persino sul giubbino della foto”. Ma poi, evidentemente, devono avergli detto quello che costava, il giubbino. E il parlamentare di Rifondazione comunista, fiero sostenitore delle ragioni dei no global e dei disobbedienti di tutti i paesi, ragionevolmente, obbedì.

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