Adinolfi mi deve pubbliche scuse

Egregio Direttore – Il ruolo al quale è confinata la moglie di un personaggio pubblico è spesso ingrato. Particolarmente lo è poi quel ruolo, quando il pubblico personaggio al quale è unita da diciassette lunghi anni di fidanzamento prima e di matrimonio poi veste i panni che crede augusti del filosofo. Tocca infatti di sopportare in silenzio l’estro speculativo del marito, per non vedersi relegata nel ruolo della solita, petulante Santippe. Quando però il marito si fa estroso anche in circostanze meno contemplative, quando in casa più che starsene assorto si assopisce, mentre fuori si mette a inseguire, da una conferenza all’altra, l’eterno femminino, credo che il mio primo dovere sia di esigere delle scuse. E bisogna che le esiga pubblicamente, mettendo da parte la mia naturale riservatezza, poiché se è vero – come mio marito sostiene – che la filosofia ha un carattere eminentemente pubblico, allora è nella sfera pubblica che si deve sapere che la metafisica dell’amore sessuale di cui parla ha a che vedere meno con Schopenhauer e molto più con certe signorine scosciate che si vedono in tv. Perché oltretutto mio marito, filosofo, guarda la tv.
Signora Barbara Montuori

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