Il teorema delle tre ragazze grasse

C’ era una volta una ragazza grassa. Anzi, due. La prima si chiamava Florence ed era nata a Rosetta, Mississippi, nel 1943. Si era quindi trasferita a Detroit e praticamente a scuola aveva fondato le Primettes: tre ragazze nere che sarebbero finite alla corte della Motown per diventare le Supremes. L’altra ragazza grassa, invece, si chiama Jennifer. È nata a Chicago, Illinois, e anche lei ha fatto parte di un trio femminil-afro-americano. Quello delle ultime tre classificate in una delle puntate finali di American Idol. Ancora: la prima aveva una voce straordinaria e una sfortunata tendenza all’autodistruzione; la seconda ha pure lei una voce straordinaria e, al momento, una fortunata carriera da attrice in costruzione.
C’è poi una terza ragazza grassa, in questa storia. Si chiama Effie ed è la (non) protagonista di Dreamgirls. Il film, tratto dal musical ispirato alle vicende delle Supremes, che si dà arie da successo dell’anno. E che è anche mortalmente noioso, sia detto una volta per tutte. Un risultato raggiunto nonostante Eddie Murphy si misuri con un’interpretazione sofferta – credenziale indispensabile per presentarsi ai vari awards con aria sicura – e Jamie Foxx risulti opportunamente fastidioso nel ruolo dell’Uomo Meschino. E per indubbio merito di Beyoncé Knowles, che riesce a entrare nella parte di “quella magra” – grazie a una dieta affamante a base di pepe e limone – ma non ce la fa a sembrare pure “quella brava” e, quando ci prova, finisce fuori sincrono con se stessa. Ma torniamo alle nostre tre paffute: in Dreamgirls Jennifer (Hudson) interpreta Effie (White), che poi sarebbe Florence (Ballard). E da sola dimostra il Teorema delle Tre Ragazze Grasse: in qualunque periodo storico, stanti condizioni al contorno di minimo showbiz, il problema non è mai ingrassare. Segue corollario: il vero problema è essere grasse.
Da semplice cicciotta, infatti, Jennifer è stata al massimo un’Idola Americana mancata e la cocca di Barry Manilow. Non un risultato eclatante. Poi è ingrassata per diventare Effie e d’improvviso siede composta ai tavoli di qualunque cerimonia. E rischia di vincere, ogni volta, il premio come Migliore attrice non protagonista. Che poi non si capisce perché sia “non protagonista”, visto che per tutto il film è lei che – letteralmente – canta e porta la croce. Perché Effie è un personaggio niente affatto spensierato: fonda le Dreams con le amichette del cuore, fa la gavetta da lead singer ma siccome è troppo di tutto – indisciplinata, talentuosa e in carne – viene retrocessa a voce di seconda fila (oltre che mollata dal fidanzato produttore) in favore di Beyoncé/Deena/Diana Ross. E definitivamente sostituita un attimo prima del successo planetario. Essendo un film – e neanche un gran film – il finale è uno scintillìo di buoni sentimenti, con riconciliazione commossa durante l’ultimo spettacolo di Deena superstar. Che poi è un po’ come quella pubblicità in cui lui suona al matrimonio di chi gli aveva chiesto di scegliere “o me o la musica”: un’assai misera consolazione. Ma alle ragazze veramente grasse, nel mondo reale, va pure peggio. Florence Ballard, dopo disperati tentativi di ricostruire una qualsivoglia carriera lontana dalle Supremes, è morta a trentadue anni di alcol e crepacuore. Jennifer Hudson le ha dedicato il Golden Globe, poi spero si sia messa a dieta.

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