Possenti lesioni del diritto naturale

A volte la fantasia supera la realtà. So bene che la notizia è quando accade il contrario, ma per una volta vale la pena star dietro al fantasioso ragionare di un filosofo, Vittorio Possenti, cattolico, che, sentendosi in dovere di replicare (sull’Avvenire di sabato) ad un altro filosofo, Emanuele Severino (sul Corriere di venerdì), ha voluto dimostrare come, al contrario che nell’Orazio dell’Amleto shakespeariano, nella sua filosofia vi siano molte più cose di quelle che risultano ben attestate in cielo e in terra.
Cominciamo dalla famiglia naturale (l’oggetto del contendere sono, ovviamente, i Dico). Severino scrive che è un contenuto della fede cristiana, e Possenti obietta anzitutto che non è vero che essa sia un’invenzione del cristianesimo. Come si vede, ci vuole della fantasia per replicare a questo modo, come se Severino avesse sostenuto che la famiglia naturale è un contenuto della “sola” fede cristiana. Quanto poi alla dimostrazione vera e propria, Possenti si limita a sostenere che essa è “profondamente presente” anche in altre civiltà. Posto che così sia, l’induzione deve essere corroborata da molta fantasia per ricavare, dalla presenza della “famiglia naturale” in cinque civiltà (so che è ridicolo conteggiarle, ma è Possenti che mi ci costringe), la presenza di un simile istituto in ogni civiltà: presente, passata o futura. Soprattutto, ci vuole della robusta fantasia per concludere da una presenza di fatto (posto che così sia) a una presenza di diritto: fantasia e anche parecchia inconseguenza, visto che, nel corso dello stesso articolo, Possenti polemizza proprio con le concezioni giusnaturaliste à la Spinoza, per le quali basterebbe il fatto a creare il diritto. Possenti dovrebbe insomma darci una bella dimostrazione razionale, e invece si mette a contare quante civiltà hanno quella che lui chiama “famiglia naturale”, per giunta sorvolando (di fantasia) sul fatto che, sempre in ambito familiare, si sono considerate naturali un mucchio di cose che oggi nessuno più considera tali.
Ma continuiamo. Possenti difende l’idea che altro è il desiderio, altro è il diritto. Giustissimo. Bisognerà perciò che Possenti lavori meno di fantasia, e si chieda almeno se questa proposta di legge sia proprio quello che per esempio la comunità omosessuale desiderava. Scoprirà che ahimè non è così. Quanto poi al fatto che non bisogna cambiare le cose in modo estemporaneo, scoprirà che l’Italia arriva in Europa per ultima (o quasi), il che tanto estemporaneo non mi pare. Fatte le debite scoperte, potrà compiere un passo ulteriore: chiedersi se la distinzione tra diritto e desiderio non comporti anche che non debba essere vietato ciò che lui, Possenti, desidera venga vietato, per il solo fatto che lui, Possenti (o, per esempio, la Chiesa), lo desideri. Il che ci riporta al punto di prima: siamo d’accordo che non si può fare che il desiderio sia per ciò stesso diritto, ma ci vogliono ragioni, e non altri desideri, per proibire i desideri altrui.
Però Possenti è filosofo, e non si sottrae. Fornisce infatti il “contenuto minimo del diritto naturale” che sarebbe messo in pericolo dalla proposta Bindi-Pollastrini. Si tratta nientepopodimenoché del principio: neminem laedere. Ora, di fronte a cotanto argomento, io non proverò nemmeno a discutere se sia un sacrosanto principio del diritto naturale (e “solo” di esso). Mi chiederò solo, più modestamente, chi diavolo sia leso da un Dico (non posso dire nemmeno da un patto, perché pare che non sia propriamente un patto). Chi, dunque? Per quanto mi sforzi, escluso che Possenti intenda che sia leso lui stesso nelle sue fondamentali convinzioni, oppure il Papa, non mi riesce di trovare un solo cittadino che possa essere leso nei suoi diritti da un sovversivissimo Dico. Sarei davvero lieto, tuttavia, se Possenti me lo volesse indicare.
Però Possenti è filosofo della politica, e non può finire qui. A Severino, infatti, imputa pure la grave colpa di nutrire un’idea meramente procedurale della democrazia, secondo la quale la maggioranza può fare quello che vuole, e questo – si sa – non va bene. Non è che però sia molto meglio se è una agguerrita minoranza a dettare legge. Qui, comunque, torna a volare alta la fantasia. Poiché non è vero affatto che chi nutre un’idea procedurale della democrazia non abbia modo di porre un argine ai desideri della maggioranza, e che per farlo ci voglia per forza il sano diritto naturale e i suoi sani valori fondanti. È sufficiente riconoscere che una democrazia funziona solo quando la minoranza è tutelata nel suo diritto fondamentale di diventare maggioranza, ed è tutelato anche il diritto di ciascuno a concorrere alla formazione della maggioranza, perché sia richiesto e posto un buon numero di garanzie fondamentali a tutela non della maggioranza, ma appunto della minoranza che aspira a diventar tale. Il liberalismo che così si esprime può poi essere irrobustito in molti modi, per esempio considerando che le condizioni per la libera formazione delle maggioranze richiedono anche un certo rispetto di diritti cosiddetti sociali, o considerando dell’altro ancora, ma tutto questo è materia che Possenti conosce assai bene, e che ha il solo torto di fingere di ignorare per poter seguire la sua fantasia dei valori fondanti. Senza dire che non è che non siano valori quelli che si esprimono nei Dico, sol perché non sono i valori fondanti che piacciono a Possenti.
Ma la fantasia supera davvero la realtà nel gran finale, quando, dovendo opporre a Severino la piena compatibilità di cristianesimo e democrazia, arriva a scrivere che “lo spirito democratico è una proiezione temporale del Vangelo”. E come no? Proiettando à la Possenti, si può in effetti dimostrare senza troppa difficoltà che tutta o quasi la storia del mondo è una proiezione del Vangelo: la conquista dell’America come lo sbarco in Normandia. Ed io, che ho ammirato sin qui la fantasia di questo brillante articolo, rimpiango di non averne a mia volta abbastanza per fantasticare non su questo mondo ma su quell’altro, e sognare di vedere un giorno il professor Possenti spiegare con pazienza agli apostoli, agli evangelisti, a nugoli di teologi, a diverse decine di Papi, e a un bel po’ di personale ecclesiastico degli ultimi duemila anni, vissuti tutti senza minimamente sospettarlo, che la Bibbia e il Vangelo proiettavano la democrazia (con la dannazione di Sodoma e Gomorra sullo sfondo, beninteso).

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