cosa dicevamo

Veltroni contro i velociraptor

Quale dovesse essere la posizione ufficiale sul Pd è stato evidente ieri all’ora di pranzo, quando mi ha telefonato il pregiato direttore della pregiata qui presente fanzine e – dopo rapidi convenevoli di buona educazione – mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul solipsismo veltroniano. Alla mia obiezione: “Direttore, non è che sia il mio genere” (che voleva dire: “Fuori c’è il sole, amerei passare svagata le prossime ore”), lui ha risposto che invece proprio sì: “Sei tu quella che si occupa di costume” (che voleva dire: “Abbi pazienza, davvero io non so più cosa dire”).
Il punto è che Walter è abituato a confrontarsi con storie di ampio respiro e per sé immagina il destino dell’eroe, senza macchia né paura, che a mani nude salva il mondo, la sua bella e un asilo per bambini a vario titolo svantaggiati. Sfortunatamente, qui la realtà è più simile a un film dell’orrore, nemmeno troppo originale. E le regole del genere non lasciano speranza. Avrete certo presente il momento in cui il gruppo di sprovveduti avventurieri (destinati in larga parte a morte certa, ma non è questo il punto) decide che bisogna entrare nella caverna maledetta e bisogna dal pertugio, bendati, in fila indiana, saltellando su un piede al ritmo de “La canzone del sole”. Avrete presente che c’è sempre, in quel momento, un piccolo genio con lo sguardo saccente che dice che a lui, ecco, sembrerebbe più sensato passare di là: è asfaltato e c’è pure un autogrill. Il gruppo lo snobba ma l’ostinato insiste, si incammina da solo baldanzoso e dopo tre passi viene portato via da uno stormo di velociraptor radioattivi. Perché anche quando sembri ragionevole – financo coraggioso – preferire al passo sbilenco dell’armata brancaleone lo sprint in solitaria, quella dell’individualismo spaccone è sempre una pessima idea. Il pubblico lo sa – ecco che muore – e non si mette paura, non versa una lacrima, soltanto dichiara ufficialmente aperta l’ecatombe per cui ha pagato il biglietto.
Posso immaginare senza difficoltà il brivido che ha attraversato le schiene di sinistra alla notizia che Walter ha tutta l’intenzione di ballare da solo, fosse anche una quadriglia. E perché no: ballare subito. Sostiene D’Alema che l’uscita è “curiosa” (voleva dire: “L’Orvieto Classico da solo non giustifica”); Prodi sperava di aver capito male (voleva dire: “Non l’ha detto sul serio, vero?”); Giordano ha accusato il Pd di essere “il più potente fattore d’instabilità” (voleva dire: “Ma che fa, questo, ci ruba il lavoro?”) e senza esitazioni ha raccolto la sfida: facciamo a chi è più soggetto unitario? Ma Veltroni – come tutti i primi a morire nei film dell’orrore – ha un piano. Che consisterebbe sostanzialmente nell’andare (solo e disarmato) davanti al nido dei velociraptor radioattivi e minacciarne il capo: “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo, perché la forza è con me, quindi se sei un uomo – o un velociraptor – d’onore adesso esci da solo anche tu e risolviamo questa questione una volta per tutte”. Purtroppo nel film lo ammazzano dopo tre passi, quindi non sapremo mai cosa avrebbe potuto rispondere il Gran Velociraptor Radioattivo. Nella realtà, Berlusconi ha risposto: “Vedremo” (voleva dire: “Vabbè, però se vi arrendete non c’è gusto”).

   
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