L’importante non è vincere, ma piagnucolare

Alla mia amica Elisabetta è venuta in mente la saggezza cinese: “Il miglior modo di vincere una battaglia è non combatterla, dice Sun Tzu”. Lo ha scritto su Facebook un minuto dopo aver letto che il governo ritirava il piano nucleare. Pier Luigi Bersani, che dice pane al pane, l’ha detto e basta: “E’ una nostra vittoria”. Francesco Rutelli, sempre pronto sotto rete, ha subito tirato in porta: e giù interviste a tappeto sul “grandissimo successo” di quelli che “l’avevano detto per primi”. D’altro canto, di fronte a una simile ritirata, tutto il resto passa in secondo piano, e le occasioni di dirlo, il resto, non mancano di sicuro. Che il nostro paese a questo punto non ha più un piano energetico. Che finché il parlamento non vota per cancellare il piano Scajola non c’è nessuna ragione di fidarsi. Che siamo di fronte a un tentativo smaccato e sbracato di sabotare il quorum sul legittimo impedimento, provando a togliere di mezzo o almeno a depotenziare un quesito che sull’onda della tragedia giapponese avrebbe potuto essere un fenomenale traino per tutti gli altri.
Tutte cose che son state dette, ma dopo. Perché prima c’è il fatto: non si fa più il nucleare. Ergo, abbiamo vinto. Perché questo ci interessava, non è vero?
Vincere, dico. Ottenere risultati, tra le altre cose. Fare politica, per dire. Rendere conto alla gente che ti vota dei risultati che raggiungi, anche dall’opposizione: in pratica, rappresentarli. Era questa l’idea, no?
Eppure a volte viene il dubbio. Perché ci sono quelli che, come si dice a Roma, rosicano. Dicono che è tutto un trucco per sabotare il legittimo impedimento, mannaggia. Dicono che quello che c’è scritto nell’emendamento non basta. Dicono che è un imbroglio, attenti, giù le mani dai referendum.
Li ascolti a bocca aperta, pensi alla gente a casa alla quale il messaggio arriverà forte e chiaro: “Ci hanno imbrogliato anche questa volta”. E capisci: a loro non interessa niente che si faccia il nucleare o no. Quello che vogliono è menare le mani. E non è necessario darle, va bene anche prenderle: perché puoi sempre dire che ci hanno menato perché sono cattivi, perché imbrogliano, perché l’arbitro era venduto.
E’ una filosofia che mi ha ricordato un’Ansa di qualche tempo fa, per la precisione della sera del 5 aprile scorso. Lì per lì, effettivamente, non ne avevo colto il significato più profondo, rappresentativo di tutta una concezione della politica e della vita. La riporto testualmente.
“Guerra in Libia, i ribelli annunciano: pronti a nuove sconfitte…”.

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