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Lettera – Natale al gazebo

Cara Left Wing,
sono ancora l’elettore milanese di centrosinistra. Ti ricordi di me? Ecco. Dunque, poco fa ho letto che non solo sabato prossimo mi recherò al solito seggio per votare alle primarie del centrosinistra lombardo in vista delle elezioni regionali, ma che il simpatico evento si ripeterà anche (probabilmente, nel momento in cui ti scrivo) il 29 e 30. Dicembre.

Ora, non avendo fatto programmi per Capodanno conto che questa consuetudine con i volontari del seggio – con i quali ormai ci si saluta a pacche sulle spalle come vecchi conoscenti – mi aiuti a combinare almeno il cenone e financo una tombola (per il finanziamento della coalizione, s’intende): il che, in questi grami tempi di socialnetworkismo spinto, mi pare un sano contributo alla restaurazione dei bei tempi che furono.

Però, cara Left Wing, qui ormai si marcia al ritmo di una primaria ogni due settimane scendendo per li rami dell’organizzazione politica e amministrativa: e ci mancano le elezioni comunali, quelle provinciali, quelle delle aree metropolitane se e quando; e i consigli di zona, quelli non li vogliamo mettere nel mazzo?

Sembriamo gli attori dei film porno di Los Angeles, che mensilmente devono fare il test per l’HIV altrimenti non possono lavorare: noi facciamo le primarie, passiamo il test di democraticità e apertura alla cosiddetta società civile che ci viene richiesto da noti campioni del confronto e dell’accettazione delle altrui idee, non importa quanto bislacco sia diventato l’agglomerato laocoontico di regole, non-regole, livelli e strutture che tra qualche mese ci renderemo conto di aver messo in piedi.

C’è una mia amica che pensa che dietro a questa raffica di primarie ci sia un cervello sofisticatissimo e perfido, il quale vuole creare una reazione di rifiuto talmente forte che entro il 2013 verrà (finalmente) ricostituito il Politburo e i cosacchi prenderanno possesso della capitale; ho un altro amico il quale invece dice che siccome siamo scaramantici, qualora malauguratamente dovessimo vincere alcune di queste elezioni faremo le primarie da qui all’eternità. Io li ascolto e poi di solito scappo terrorizzato, tappandomi le orecchie urlando LALALALALALA: cara Left Wing, faccio male?
Cordialmente,
Sergio Pilu

Caro Pilu, comprendiamo le sue ragioni: anche noi avevamo altri programmi per la fine dell’anno. E tuttavia, se è vero che la scelta delle primarie è stata una misura estrema per ristabilire un contatto con la società, non si può negare che l’operazione sia riuscita. E lei voleva smettere proprio adesso, all’inizio della campagna elettorale? Semmai, ora che il contatto con la società è stato ristabilito, il problema che si pone è di natura più radicale, e cioè: che le si dice? D’altra parte, a queste domande non rispondono le elezioni, e nemmeno i gazebo, ma i congressi.

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