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Uscire dall’ingorgo greco-tedesco

Il problema della permanenza della Grecia nell’euro e dell’attuale prova di forza con la Germania somiglia a un problema di mobilità stradale. Per fare un ingorgo perfetto sono infatti indispensabili, in uno stesso incrocio e nello stesso momento, due precisi tipi di automobilista. Il primo è quello che vuole fare il furbo, deciso a passare anche se il rosso è già scattato, costi quel che costi. Il secondo è quello che ai furbi, costi quel che costi, non intende darla vinta, deciso dunque a partire al verde anche se questo significa tagliare loro la strada, lasciandoli bloccati al centro dell’incrocio, in un crescendo di clacson e insulti.

“Costi quel che costi” è la formula che riassume un tratto comune – e decisivo – dell’atteggiamento di entrambi: l’indifferenza per le sorti di decine di automobilisti innocenti. Decine di persone che sarebbero arrivate per tempo in ufficio, al cinema, al pronto soccorso o dovunque altro fossero dirette, se solo: a) il furbo si fosse fermato al rosso; b) il giustiziere lo avesse lasciato passare ugualmente. Una sola di queste circostanze sarebbe bastata, infatti, a evitare l’irreparabile.

Nel suo libro di memorie sugli anni passati alla Federal Reserve di New York prima e al Tesoro poi, nel pieno della grande crisi, Timothy Geithner se la prende spesso con quella che definisce un’idea di giustizia “veterotestamentaria”, che per punire a dovere il cosiddetto “azzardo morale” dei banchieri avrebbe sprofondato tutti gli Stati Uniti (nonché il resto del mondo) in un abisso senza fine di fallimenti a catena e disoccupazione di massa. L’idea che il fallimento di un intero paese per le scelte irresponsabili di politici già da tempo usciti di scena sarebbe un’utile lezione per i loro successori non è molto più lungimirante dell’idea secondo cui il fallimento di una banca sarebbe una bella lezione per i banchieri. All’indomani del fallimento di Lehman Brothers, Francesco Giavazzi si affrettò a salutare l’evento su lavoce.info come “una buona giornata per il capitalismo”. Da allora, tuttavia, non è di banchieri irresponsabili che si sono riempite le mense dei poveri, in America e anche in Italia.

Se vogliamo sperare di uscire dall’eterna paralisi europea, c’è dunque da augurarsi che l’ideologia dell’austerità non provochi un nuovo ingorgo proprio ora, alla vigilia di una sia pur timida ripresa, trainata dal Quantitative easing della Bce e soprattutto dalla clamorosa rinascita americana. Una rinascita figlia, non per niente, delle scelte eterodosse, pragmatiche e assai poco “veterotestamentarie” dell’amministrazione Obama.

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