Il 4 dicembre si vota anche sulle bollette

Lo sapete che la vostra bolletta elettrica è diversa da quella del vostro omonimo che abita nella regione accanto? Uno dei due ha un incentivo che l’altro non ha, uno dei due paga di più, non per cause internazionali, ma perché ogni regione ha la sua politica energetica, di incentivi e tassazione sull’energia. Se la cosa risulta complicata a voi, pensate a chi vuole investire nel nostro Paese: 21 politiche energetiche diverse nello stesso Stato.

Un anno fa abbiamo istituito il codice rosa. Un codice specifico per le donne vittime di violenza che arrivano in pronto soccorso, che prevede un percorso speciale legale e sanitario. È stato fatto soprattutto per quelle regioni del nostro paese in cui non esistono centri antiviolenza, una legge nazionale per contrastare la violenza di genere. Sapete quante regioni lo hanno applicato ad oggi? Quattro. Se al referendum vincerà il Sì, in qualunque regione d’Italia tu viva avrai un codice rosa nazionale rispettato. La revisione del Titolo V, prevista dalla riforma, vuol dire anche questo. E mi pare una questione tutt’altro che astratta, marginale o senza un impatto concreto sulla vita quotidiana delle persone.

Chi ci rimette con questo bicameralismo sono i diritti e la rappresentanza. Se infatti è vero che i decreti del governo possono essere votati in tempi brevi, con la fiducia se necessario, è altrettanto vero che la prerogativa del parlamentare, cioè quella di rappresentare i cittadini anche attraverso l’attività legislativa, è diventata quasi puramente simbolica. Sono le leggi di iniziativa parlamentare quelle che rimangono impantanate nei doppi passaggi: dal dopo di noi, al reato di tortura, dallo ius soli, all’identità biologica della madre.

Lo sapete che la legge sulle unioni civili ci ha messo 1153 giorni per essere approvata dalla Camera e dal Senato? Ed è stato possibile farlo solo attraverso la forzatura della fiducia imposta dal governo. Mi si risponderà che è questione di volontà politica. Vi informo, dopo tre anni di parlamento, che la volontà politica che ha a disposizione due maggioranze parlamentari diverse ha un alibi grosso come una casa.

Chi si avvantaggia da questo pantano? Da una parte le destre populiste, Salvini e Grillo, e dall’altra i cosiddetti “tecnici”, che sperano nel pantano per potere tornare a imporre le loro politiche. La più lunga crisi economica del secolo continua a far sentire i suoi effetti anche per il silenzio, per l’incapacità di dare risposte da parte delle istituzioni europee e della politica. Per questo il voto del 4 dicembre è così importante, perché è il modo con cui la politica e le istituzioni possono dimostrare che sono in grado di riformarsi e di rispondere all’onda nera del populismo che minaccia di sommergerle. Del resto, che la battaglia non sia solo sulle funzioni del Senato ma sulle sorti del Paese è chiaro anche solo dalle forze che sono in campo: Monti accanto a Salvini, Grillo accanto a Brunetta, Casa Pound accanto agli autonomi.

Ha ragione chi dice che c’è una generazione che cerca di scrivere le regole per il suo futuro, perfettamente consapevole che sia solo l’inizio di un cambiamento. Il percorso che abbiamo davanti è lungo, complicato, ma può essere il primo passo per costruire una nuova Europa. L’alternativa è dare ragione a chi pensa che non ci sia futuro nel nostro paese, nel progetto europeo, che la soluzione siano muri, nazionalismo e populismo da quattro soldi. Io credo invece che questa sia una di quelle battaglie che vale la pena combattere fino alla fine, perché, come diceva uno dei massimi filosofi degli anni novanta, Dylan Dog: «Il futuro mi interessa, è lì che passerò il resto della mia vita».

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