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Una generazione di idonei

Lettera di risposta al nostro appello

 

Cara Left Wing,
mi chiamo Giuseppe, ho trentatré anni e vivo nel Viterbese. O meglio, ci vivo soltanto perché qui ci lavoro, altrimenti sarei rimasto dalle mie parti, in provincia di Roma. Sono un ingegnere e dopo aver completato il mio ciclo di studi ho iniziato a cercare un impiego. Prima in provincia di Roma, dove ho sempre ricevuto proposte “in nero”, poi anche nella capitale, ma senza successo. Dopo qualche anno ho partecipato a un concorso e sono risultato idoneo. Adesso spero, come tanti altri, in uno scorrimento della graduatoria. Rabbia? Disillusione? Rassegnazione? Non sono ancora tra quelli che covano questi sentimenti. Certo il futuro non mi dà certezze, non ho ancora la possibilità di pianificare la mia vita come vorrei. È uno dei tanti problemi che affligge la mia generazione, uno di quelli che i miei genitori, ad esempio, non hanno mai conosciuto. Certo, loro hanno affrontato altre difficoltà, ma lo hanno fatto, a mio avviso, con più serenità e con qualche incertezza in meno. Io, nonostante tutto, riesco ancora a vedere una speranza per il futuro della nostra generazione, ma è necessario che tutti si rimbocchino le maniche. Non riesco a non vedere una speranza perché la mia generazione sta pagando degli errori che non sono certo imputabili a noi. Ecco, è questo il punto. Noi siamo chiamati a ridare speranza a noi stessi, perché alcuni, prima, si sono dimenticati che dopo di loro saremmo venuti noi. Avremmo anche il diritto di essere un po’ incazzati per questo, lo ammetto, ma servirebbe a poco. Meglio parlarne allora. Proprio per questo sarò a Tarquinia per dire la mia.

Giuseppe

   
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