Il silenzio della rassegnazione

Lettera di risposta al nostro appello

 

Cari deputati, cara Left Wing,
proviamo ad ascoltare ma soprattutto proviamo a capire quali risposte dare. In questi giorni, un po’ come tutti noi impegnati a far riuscire l’evento di Tarquinia, ho scritto a molti miei contatti. Le risposte sono molto diverse, come era possibile immaginare. Si va dall’entusiasmo all’indifferenza, passando per la rassegnazione. È il caso di Giovanni, vecchio amico delle scuole elementari che al secondo mio sollecito risponde più o meno così: «Sì Andrè, i tuoi messaggi li leggerò solo dopo aver compreso come sopravvivere».

Giovanni è una persona che ho sempre stimato, un ragazzo fuori dal comune, fuori dagli schemi e molto intelligente. Ha avuto diverse esperienze lavorative tra le quali una nella pubblica amministrazione, dove seguiva il settore relativo ai processi autorizzativi ambientali. Era precario, prima co.co.pro., poi interinale per arrivare infine alla cooperativa sociale. Passi da uno stipendio decente, ma senza uno straccio di diritto, a una sostanziale schiavitù. Ti riducono le ore e così lo stipendio, da fame. Poi la pubblica amministrazione si trasforma, le leggi cambiano e tu sei fuori dal mercato. A Giovanni è successo questo.

Eppure lui mandava avanti l’ufficio, era bravo, lo dicevano tutti, dal dirigente ai suoi colleghi garantiti dal contratto nazionale. Espulso dal mercato del lavoro, lui si mette a cercare, fa un periodo il magazziniere, poi il commesso, e ancora a lavorare come stagionale nell’agricoltura. Poi tutto si ferma, la crisi strozza tutto e tutti, compreso lui. Per questo Giovanni mi risponde così. Mi lancia un grido di dolore, lo lancia all’amico di sempre impegnato in politica. Il problema è che io non so cosa rispondergli. Posso dirgli di continuare a coltivare la sua passione per la musica? Lui è un artista, ha un gruppo affermato nella Tuscia, è bravissimo con la voce, ha inciso anche dei dischi. Ma è questa la soluzione? Gli dico di provare a fare un concorso? Sì, ma quale?

Niente, cara Left Wing, io stasera non so cosa rispondere a Giovanni e ai tanti come lui che alla soglia dei quarant’anni non arrivano a mettere insieme dieci anni di contributi, né vedono la luce in fondo al tunnel. Eppure sono tanti i Giovanni (il nome ovviamente è di fantasia) in giro per questo paese che, a un invito nel quale gli si dice: «Noi non abbiamo più ascoltato, ora riprendiamo a farlo, vieni e se vuoi insultaci pure ma dicci cosa pensi», ti rispondono: «Sì Andrè, solo dopo aver compreso come sopravvivere». È retorica? Non credo, credo piuttosto si tratti della vera questione che noi e il paese abbiamo di fronte.

Andrea Egidi