post-factum

Un nuovo che profuma d’antico

Stamane, poco prima delle 9, caffè alla mano, si zappava di spola fra la politica di Skytg24 e quella di Omnibus La 7. Grazie alla prima, ove dominava la Catalogna, assaporavamo la reminiscenza di un momento di tv (forse in La nonna del Corsaro Nero) che allora ci parve paradossale e oggi si rivela profetico perché due sodali si affratellavano l’uno rivendicando «Cornovaglia libera» e l’altro corrispondendo con «libera Cornovaglia». Sicché, mentre a Barcellona si riempivano le piazze, noi riflettevamo su quel rovesciamento dall’indipendentismo di un tempo, che essendo fuori tempo voleva essere comico, a quello di oggi che, per la stessa ragione, ci pare decisamente tragico.

A Omnibus dominava invece il problema del se e del quanto lo stalliere Visco abbia sonnecchiato consentendo ai buoi bancari – anzi banchieri – di svignarsela dalla stalla. Con Berlusconi che sostiene che lazzaroni sono stati i buoi anziché malaccorto lo stalliere, che lui stesso nominò. Eccetera eccetera. Senonché, respinti dall’irrompere di spot simultanei sui due canali della nostra altalena, siamo finiti, eccezionalmente, su Raiuno. Buon per noi, perché avremmo altrimenti mancato il professor Francesco Sabatini, quello della Crusca, che rispondeva a questioncelle sull’uso della lingua. Su quale sia, ad esempio, l’espressione corretta fra «io dirò loro», «io loro dirò», «io gli dirò». La migliore, per stringatezza, essendo la terza, già adocchiata e adottata da Manzoni, anche se rosa dal dubbio (plurale o singolare?) salvo che il contesto non lo dirima. Per non dire dei calchi da altre lingue quale la parola «evidenze», usata per significare «fatti provati», al modo dell’inglese (che la prese però oltre Manica) anziché riferirsi a ciò che puoi vedere se non chiudi gli occhi (e qui torniamo allo stalliere di cui sopra).

Il pensiero è ovviamente volato a Parola mia e al professor Beccaria. A quello di metà anni ottanta su Raiuno, e non al diligente rifacimento di venti anni posteriore, che solo per aver indossato la livrea di Rai Edu (sì, è esistita anch’essa!) ti toglieva ogni tentazione di seguirlo. Del resto è noto che, quale che sia la materia, la tv o è “gioco” o non è, sia a rincorrersi sui campi semantici con Sabatini sia nei game show che con le parole ci giocano a nascondino. E se costringi il gioco dentro le mura di un carcere “educativo”, quella che prevale è la sensazione di essere carcerati, non giocatori. Ma per fortuna, dopo la galera, qui c’è il lieto fine del ritorno su Raiuno, con una veste nuova, sì, ma che profuma, quanto basta, d’antico.

   
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