Stampelle ideologiche

È sicuro che fra un anno tutta Italia rivoterà, quantomeno perché sono già fissate attorno ad aprile del 2019 le elezioni europee. E così è ovvio che mentre i mezzi vincitori cercano la quadra per governare, la sinistra, che le elezioni le ha perse per intero, paia come quella signora con doppie stampelle che giusto stamane, verso le 12.30, è stramazzata alla fermata Cipro della metro. Insieme con altri abbiamo rimesso in piedi la signora. Ma come aiutare a risollevarsi quelli stesi dal voto popolare?

Siccome le sfide fortificano la volontà, appena a casa ci siamo tuffati in due collaudate fonti di pensiero: il Foglio e il Sole 24 ore. Hai visto mai che da lì estraessimo qualche stampella! Ed ecco, sul Foglio, il possente approccio culturale di Giulio Meotti che, appoggiandosi a classici come La ribellione delle masse di Ortega y Gasset (anni trenta) e La rivolta delle élite di Christopher Lasch (anni novanta), e colloquiando con contemporanei di varie nazioni, delinea «una radicale critica della modernità». Perché in essa il mondo culturale risulta appiattito, perché tutti sgomitano senza darsi pensieri, perché travolge le credenze e le istituzioni religiose use a dare speranza agli ultimi. I quali, proprio perché privati delle loro visioni ultime, si buttano in quelle immediate, sbandando tra ubbie reazionarie a destra e a manca. Come fossero saltati i lacci al carico fissato nella stiva, mentre ai ponti superiori si bada alla rotta, magnifica e progressiva, e non allo squasso hic et nunc indotto dalle onde. In sintesi: il problema è che non c’è più religione. Il rimedio? Nessuno.

Riguardo all’economia, che tanto influenza l’umore delle masse, una pioggia di tweet ci ha segnalato di prima mattina il fondamentale apporto di Martin Wolf riprodotto dal Financial Times. Il quale Wolf attesta innanzitutto la generale ignoranza degli economisti sul perché in economia accadano le cose che accadono, e poi suggerisce, con l’aiuto di un paio di premi Nobel, di rendere le economie più «resilienti», cioè meno sensibili alle crisi. Perché se ci incappi sono dolori, tanto più se sei carico dei debiti fatti quando andavi a gonfie vele. Il rimedio? Meglio pochi debiti che molti debiti.

In sostanza cercavamo due stampelle, una per la cultura e l’altra per l’economia. Cercando la prima abbiamo scoperto che, altro che stampella, il problema sarebbe la cultura moderna stessa. Per la seconda ci è giunta in soccorso, altro che scienza, l’antica massima del non fare il passo più lungo della gamba. La signora è stato facile aiutarla: c’era il problema dell’equilibrio e la soluzione delle stampelle. L’opposizione temiamo che le stampelle, senza vergognarsi di strisciare rasoterra, dovrà cercarsele da sola. Per poi prestarle anche al Foglio e al Financial Times.

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