Svizzera.

Soluzione elvetica per la crisi italica

Cara Left Wing,
è passato molto dall’ultima volta che ti ho scritto e a quanto pare abbiamo votato e stiamo cercando di fare un governo, tra molte difficoltà e veti incrociati. I veti incrociati, diciamolo, è un’espressione bellissima, con quel nome a metà tra robot giapponese e idraulica casalinga, ma torniamo all’assillante problema del governo: esiste un modo di far governare partiti che non vogliono stare insieme manco morti? Nel mondo questo problema è mai stato risolto in qualche modo? Forse abbiamo la soluzione vicino casa. La Svizzera, il nostro vicino noto per avere inventato l’orologio a cucù e la serie Frontaliers, è anche il paese dei governi a cui partecipano pressoché tutti i partiti, e nessuno è così volgare da litigare per i nomi dei ministri.

Cominciamo per esempio dalla presidenza del consiglio: come viene decisa tra i partiti vincitori? È semplice, non c’è nessun presidente del consiglio. La presidenza si chiama Consiglio federale ed è composta da sette persone, il presidente si fa a turno un anno per uno, ma alla fine non è importante chi presiede, tanto è un organo collettivo, quindi anche se si sono appena salutati lanciandosi le sedie escono dalle riunioni dicendo tutti che le decisioni appena prese – siano il reddito di cittadinanza, la flat tax o gli 80 euro, pardon, franchi svizzeri – sono delle ottime misure che faranno bene al paese.

Abbiamo parlato di partiti vincitori, ma anche questa è una definizione italiana che per gli svizzeri non ha alcun significato. I partiti che vincono le elezioni sono sempre quattro: liberali, socialisti, democristiani e popolari, che si dividono i sette consiglieri, quasi sempre uno ai popolari e due per uno agli altri partiti. Chiaramente la Svizzera è un paese multiculturale, quindi è necessario mantenere un equilibrio tra le comunità linguistiche, ma anche qui niente discussioni: quattro tedeschi, due francesi e un italiano. Non sono invece note ripartizioni tra calvinisti e cattolici, ma potrebbero esserci.

Cara Left Wing, arrivati a questo punto potremmo pensare che è quasi magia e infatti la chiamano proprio così, zauberformel, la formula magica. Praticamente immutata dagli anni cinquanta ai primi duemila, ha avuto bisogno solo di una piccola messa a punto nel 2003 quando, a fronte del successo dei popolari, che continua a tutt’oggi, il numero di consiglieri di questo partito è stato portato a due a danno dei democristiani che sono stati retrocessi a uno. I popolari, nonostante il nome, sono dei populisti di destra, e cosa ancor più stramba – almeno per noi italiani – si chiamano Unione democratica di centro. Insomma, abbiamo già tutto: dobbiamo solo copiare.

   
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