Foto di Tobias Abel

Contro la sacralizzazione dei beni culturali

Nel film The Social Network di David Fincher c’è una scena in cui due studenti di Harvard sono seduti nell’anticamera dell’ufficio del rettore, in attesa di essere ricevuti. In un clima molto formale, l’assistente del rettore li informa che sono in un edificio assai prestigioso, di cento anni più antico del Paese in cui si trova, e che quindi facessero molta, molta attenzione. I due, increduli, rispondono: «Siamo seduti su delle sedie». La scena mi è tornata in mente leggendo dell’ordinanza della sindaca di Roma Virginia Raggi che vieta di sedersi sui gradini della scalinata di Trinità dei Monti che domina Piazza di Spagna. Ieri pomeriggio una pattuglia di vigili urbani è intervenuta, ha fatto alzare tutti i turisti dai gradini e in breve la scalinata si è svuotata, restituendo un’immagine di desolazione spettrale in una delle piazze più belle d’Europa.

Diciamolo subito: impedire che le persone si siedano sui gradini di una scalinata del Settecento in una piazza del centro di Roma non ha niente a che vedere con la tutela dei monumenti. Ha a che vedere, invece, con una certa idea di decoro. Un’idea sbagliata. Che un capolavoro dell’architettura come Trinità dei Monti non possa diventare un bivacco per turisti è pacifico. Eppure, per evitarlo, sarebbe sufficiente che lo stesso personale che fa alzare i turisti fosse impiegato per dir loro di non mangiare e bere sul marmo dei gradini. Si è invece preferito trasformare un luogo da sempre frequentato da cittadini e turisti in una quinta scenografica deserta. Il tutto, come si legge nel Regolamento di Polizia Urbana di Roma, in nome del «decoro della città». Ma quale idea malata di decoro può far ritenere che una scalinata deserta e immacolata sia più bella, pregevole e tutelata di una scalinata viva e popolata di persone che si fermano qualche minuto per sedersi, rilassarsi, fare quattro chiacchiere?

Che decoro c’è nel privare quella scalinata del ruolo di socialità che ha svolto fin da quando esiste? Quella scala e quella piazza sono fatte esattamente per quello: perché siano luoghi piacevoli dove sostare e incontrarsi. Sono luoghi della città, della piazza, cioè dello spazio sociale per eccellenza. Tutelare il decoro di una piazza e di una scalinata monumentale significa innanzitutto valorizzarne la funzione; che non è quella di essere ammirate da lontano, ma quella di essere vissute dai cittadini. A maggior ragione se sono luoghi belli, importanti, carichi di valore storico e culturale.

Questa mentalità tuttavia non nasce dal nulla, è il risultato di anni di sacralizzazione dei beni culturali, concepiti non come luoghi e beni pubblici da vivere con rispetto e trattare con cura, ma come cimeli da conservare in cassaforte o al massimo da osservare a distanza con reverenza. E sarebbe invece ora di smettere di trattare i centri storici delle nostre città come se fossero musei. Non lo sono e sarebbe bene che non lo diventassero. La bellezza di Roma e buona parte della sua unicità risiedono proprio nel fatto che i monumenti del suo passato ancora vivono nella città moderna, come parte reale, funzionale e vitale del suo tessuto urbano, e non come luoghi musealizzati. Toglierle questa dimensione significa inevitabilmente impoverirla e banalizzarla.

Non preserveremo i nostri beni culturali né li renderemo più attraenti rinchiudendoli entro bellissime teche o negando l’uso sociale dei monumenti. È anzi vero il contrario: usare i monumenti è l’unico modo per conservarli e tramandarli. I monumenti che non vengono ricontestualizzati, rifunzionalizzati e vissuti, semplicemente cadono nell’oblio e finiscono sottoterra. Dopo il crollo dell’Impero romano, per secoli il Foro non fu usato, si spopolò, i suoi edifici caddero in rovina. Nell’Ottocento era sotto due metri di terra, e ci pascolavano le vacche. Al contrario, il Pantheon fu trasformato in chiesa, ci transitarono milioni di persone, fu usato in ogni modo e con continuità per quindici secoli, e ancora oggi è bello in piedi come era in antico. Funziona così.

Domani andrò a Trinità dei Monti, mi siederò sui gradini a chiacchierare e a guardare la gente che passa. Quando un vigile urbano verrà a pregarmi di alzarmi lo guarderò incredulo e gli dirò: «Sono solo seduto su dei gradini!».

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