• post-factum

    La via della seta passa per viale Mazzini

    Può sembrare strano, ma ce lo chiediamo lo stesso: la via della seta (si veda l’articolo di Dario Di Vico sul Corriere della sera di oggi), ovvero la rotta strategica dello sviluppo cinese, riguarda strutturalmente l’informazione Rai a partire dal variopinto assetto di testate e testatine? Probabilmente sì, perché: 1) la via della seta, alla faccia di chi vedeva la Cina totalmente assorbita dal rapporto con gli Usa dirimpettai nel Pacifico, allude al suo sbarco nel bel mezzo del Mediterraneo, con tanto di riferimento al medio evo delle carovane che a staffetta dall’estremo oriente giungevano ad alimentare di merci i traffici delle repubbliche marinare italiane. Insomma, se la Cina sarà, come in molta parte già […]

  • far-away

    Lontano da dove

    Cara Left Wing, ieri è stata una giornata come molte altre per uno che fa il mio lavoro (in sostanza: vendere). Alle 8.30 sono partito da Milano. Alle 9.05 sono entrato in Svizzera. Alle 9.55, dopo aver sperimentato l’inatteso talento dei ticinesi di incasinare i numeri civici in un modo da far invidia ai cinesi, cercando di raggiungere gli uffici direzionali delle poste elvetiche sono finito prima in un solarium gestito da una signora apparentemente slava e poi dentro una chiesa di avventisti orientali (nel bel mezzo della loro funzione, ma questa è un’altra storia). Alle 13.40 ho fatto ingresso a Cinisello Balsamo, che ci tiene a far sapere di essere e considerarsi «città […]

  • Catalogna.

    Quando l’immagine è più forte del diritto

    Sebbene paludato da forme apparentemente legali, quello che i secessionisti catalani stanno cercando di esercitare è un potere rivoluzionario, cioè il potere di costituire un nuovo ordinamento costituzionale, rompendo con il precedente (potere costituente lo definiscono i giuristi). Solo il raggiungimento dell’obiettivo trasformerebbe in legale ciò che al momento è illegale. Per questo contro di esso a nulla vale opporre argomenti giuridici, specie in tempi come questi di videocrazia, anzi di socialcrazia, dove il consenso creato con la forza delle immagini prevale sulla forza del diritto. Per questo era illusorio pensare di poter contrastare il referendum del primo ottobre ricordando le gravissime irregolarità, formali e sostanziali, commesse. Inutile ricordare che nelle ultime elezioni (settembre 2015) […]

  • Sbarre.

    La giustizia non è un ammortizzatore sociale

    Nei giorni scorsi Repubblica riportava le stime di un rapporto della Cgil secondo cui negli uffici giudiziari italiani mancherebbero almeno novemila lavoratori sui trentaduemila attualmente al lavoro tra cancellieri, collaboratori, ausiliari di giustizia. Le carenze di personale in questo momento vengono soddisfatte ricollocando lavoratori di altri settori e con l’utilizzo di volontari, finanzieri, carabinieri a riposo che permettono così al sistema di funzionare. Male. La crisi della giustizia in Italia è endemica, è un ventre molle, perennemente in arretrato e in cerca di carne umana che la alimenti e la faccia funzionare. Nonostante qualche progresso restiamo un paese in cui i processi sono lentissimi, i tribunali intasati, le carceri piene. In questi anni la giustizia […]

  • post-factum

    Non si vive di solo Istat

    Sul Foglio di ieri Marco Fortis parlava delle revisioni dei dati Istat. Non tutti sanno infatti che gli indici che compaiono periodicamente nei tg sono provvisori e differiscono, poco o molto lo si saprà dopo anni, da quelli “veri”. Problema degli statistici, non fosse che quei dati provvisori, nel mentre che aspettano di essere corretti, orientano le leggi finanziarie, danno fiato alle polemiche fra populisti e popolari, sono pavlovianamente enfatizzati dai mass media, mentre gli elettori votano, i mercati investono, i risparmiatori si spaventano o illudono. E come non sospettare che, mentre noi ci sorbiamo l’incerto dato per certo, i grandi collettori di dati freschi (Google, Amazon, Facebook) la sappiano ben più lunga dell’Istat. E […]

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Cosa dicevamo il
23 ottobre 2006
cosa dicevamo

L’eredità di Ruini

Il convegno della Chiesa italiana di Verona ha mantenuto almeno due previsioni della vigilia. Da un lato, la sensazione che l’occasione sarebbe stata colta dall’ala più critica della leadership di Camillo Ruini per lanciare un primo attacco, il primo tentativo di voltare pagina: così è stato con il discorso di apertura del cardinale Tettamanzi. Dall’altro, la certezza che un ventennio così pesante come quello dominato dal cardinale di Sassuolo non poteva essere archiviato con un colpo di mano, con una settimana di lavoro e neppure con la semplice sostituzione alla guida dell’episcopato. Ruini è in scadenza, la transizione è cominciata, ma a dettarne i tempi e i modi sarà sempre lui, il presidente della […]