La pulsione scopica

Benché sia su tutti i giornali, la notte assai spigliata passata da un parlamentare dell’Udc all’Hotel Flora di Roma non è una notizia. Del festino romano, infatti, quel che interessa il pubblico non ha nulla a che fare con l’informazione e la conoscenza, e molto invece con la pulsione scopica. Pulsione scopica allo stato puro, che significa: la brama con cui dirigiamo il nostro sguardo. Dirigiamo, ma siamo anche diretti. Basti pensare alla cartina che il Corriere della sera ha sentito l’esigenza di mettere in pagina per illustrare, agli occhi avidi dei suoi lettori, dove, in quale strada, in quale angolo di capitale, il pasticciaccio fosse avvenuto. L’onorevole sarà dunque contento se, per commentare la morbosa curiosità dei nostri occhi, scomodiamo Marcel Duchamp. Il quale Duchamp cosa faceva? Prendeva una ruota di bicicletta e la piazzava in un museo. Il visitatore attonito non poteva non chiedersi che cosa ci fosse da vedere in un simile attrezzo. Niente, rispondeva Duchamp. Non c’è proprio niente da vedere. C’è solo da vergognarsi di questa insana curiosità di vedere che domina la nostra vita di spettatori, cui l’arte sovranamente si sottrae. E i giornali, purtroppo, no.

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