Rivoluzione

Sin dai tempi di Togliatti, le rare volte in cui il Partito comunista italiano parlava di rivoluzione socialista, lo faceva per dire che era quello che non voleva fare in Italia. Perché allora le parole avevano un peso, ancorate com’erano a una realtà ben concreta e visibile a tutti. Ora che quel mondo non è più sotto i nostri occhi, Pier Luigi Bersani, Enrico Rossi e compagni pensano forse di potere imitare Bernie Sanders nell’evocare una rivoluzione socialista, ma non nel praticare il rispetto della volontà democratica espressa da congressi e primarie, evidentemente. Se però il mondo diviso in blocchi è già sbiadito nella memoria collettiva, ben fresco è il ricordo degli anni in cui erano quegli stessi dirigenti a spiegarci ogni giorno che il Pd non era l’erede del Pci, che aveva una storia e radici plurali, che nel suo albero genealogico c’erano tanto Togliatti quanto De Gasperi, Berlinguer come Moro. Se dunque è stato Renzi a snaturarlo, com’è che l’assemblea del teatro Vittoria si apre con Bandiera Rossa, all’insegna di una rivoluzione socialista che non si propose di fare mai nessuno dei precedenti segretari del Pd, e a dire il vero nemmeno del Pci, almeno da Togliatti in poi?

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