Pikettismi

Thomas Piketty, celebrato autore del bestseller mondiale Il Capitale nel XXI secolo e meno fortunato coautore del programma del candidato socialista alle presidenziali francesi Benoît Hamon (6 per cento), sfoga oggi tutta la sua frustrazione in una sorprendente intervista. Nel giorno in cui si apre la sfida decisiva tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen per l’Eliseo, infatti, l’economista spiega che Hamon aveva un fior di programma economico (ma pensa un po’) e se ha perso così male buona parte della colpa è di quella manica di traditori del suo partito che zitti zitti se ne sono andati con Macron, descritto come poco meno che un nemico di classe. E allora c’è poco da almanaccare su nuove e vecchie disuguaglianze, crisi della globalizzazione e globalizzazione della crisi. Nella grande confusione di questi tempi, c’è bisogno anzitutto di persone che abbiano in testa una chiara scala di priorità. Persone creative e spiazzanti, capaci di pensiero diagonale e se vogliamo pure surreale, ma di comportamento lineare. Quelli, invece, che in nome della lotta al capitalismo finanziario quasi quasi votano pure i fascisti, date retta, è meglio perderli che trovarli. Lasciamoli discettare da soli su come dovrebbero organizzarsi, nel loro mondo ideale, la vera sinistra, l’uscita dall’euro e lo sbarco sulla luna, perché a quelli il pensiero diagonale deve aver dato alla testa da un pezzo, e non li raddrizzi più: sanno parlare solo di apocalissi imminenti e società in fiamme, e mai che muovessero un dito per spegnere il fuoco.

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