Salvini non è Le Pen ma la sua caricatura

Cosa vuol dire, per l’Italia, la vittoria alle elezioni regionale del Front National di Marine Le Pen? Una possibile risposta è: nulla. Non siamo in Francia, non ci sono stati da noi attentati come quelli di Parigi e le dimensioni dell’immigrazione da paesi extra-europei – che rimane il principale motivo di identificazione dell’elettorato del Front – è in Francia molto più massiccia che da noi. Una simile risposta è, però, perlomeno frettolosa: una qualunque cartina che mostrasse la diffusione nei paesi europei, da venti anni a questa parte, di partiti politici populisti e di estrema destra non potrebbe non dimostrare che il fenomeno non riguarda solo la Francia, ma comprende  paesi dell’ex blocco sovietico, […]

Il Giubileo della misericordia e il nuovo disordine mondiale

Nel giorno numero mille dalla sua elezione, Papa Francesco apre il Giubileo, che rappresenta, assieme al Sinodo dei vescovi del 2014-2015, uno dei momenti forti del pontificato: un anno dedicato alla parola chiave scelta da Jorge Mario Bergoglio, “misericordia”. Si annuncia come un Giubileo in buona parte diverso dal Grande Giubileo del 2000 di Giovanni Paolo II. In primo luogo, la chiesa di Francesco sta andando incontro a un radicale “aggiornamento” aperto al futuro, molto più che verso un piano di oculate “riforme”: un aggiornamento di roncalliana memoria e di sapore conciliare. La scelta dell’apertura del Giubileo il giorno 8 dicembre, a cinquanta anni esatti dalla conclusione del concilio Vaticano II, non è casuale… continua a […]

Dal ’68 al Nirvana, Carrère e la carica dei guru fai-da-te

Non capita tutti i giorni di ritrovarsi tra le mani un saggio filosofico scritto dal personaggio di un romanzo. Succede con Le cose come sono (Adelphi), opera di Hervé Clerc, che i lettori di Emmanuel Carrère avevano lasciato a discutere con lui di spiritualità e filosofia nel suo ultimo libro, Il Regno. Se anche voi vi eravate domandati quanto ci fosse di vero e quanto di inventato in quel singolare romanzo autobiografico, il libro di Clerc dimostra che almeno uno dei personaggi – quello che lo rappresenta – è esattamente così come ce lo presenta Carrère: semplice, diretto, positivo (caratteristiche, lo confessiamo, che a suo tempo ce lo avevano fatto considerare come l’invenzione meno […]

La dottrina Hillary

Se eletta, Hillary Clinton non sarebbe solo la prima donna alla Casa Bianca (e, per pochi mesi, il secondo presidente per anzianità, dopo Ronald Reagan), ma anche il primo segretario di Stato che conquista la presidenza dai tempi di James Buchanan (1857 – 1861, non un luminoso precedente, peraltro). Qualsiasi previsione sulla politica estera di un’ipotetica “amministrazione Hillary” cozza contro una triplice difficoltà. La prima è che a dispetto delle energie spese dagli studiosi nell’analisi e comparazione delle grandi strategie passate, la storia delle relazioni internazionali (e con essa quella della politica estera degli Stati Uniti) è spesso il prodotto d’imprevisti, contingenze, errori, casualità… continua a leggere (Aspenia online)

Houellebecq e l’imbecillità “degli altri”

Una «spaccatura abissale» si è venuta a creare tra «i cittadini e coloro che dovrebbero rappresentarli»: dovrebbero, perché di fatto non li rappresentano, anche se non è affatto chiaro, temo, il significato della rappresentanza democratica a chi scrive queste cose. Chi scrive è Michel Houellebecq, che sulle pagine del Corriere di ieri ha affibbiato la patente di imbecillità all’intera classe politica francese, a cominciare da quel «ritardato congenito» che risponde al nome di François Hollande, Monsieur le Président. Houellebecq se lo può permettere, non solo perché è uno dei più grandi, e uno dei più discussi, scrittori francesi contemporanei, ma anche perché ha dato quest’anno alle stampe un romanzo, Sottomissione, in cui descrive una Francia ormai politicamente, intellettualmente […]

La forza di una città violata

Parigi non è in alcun modo la città assediata descritta da taluni media. Non lo è per scelta, natura e necessità: perché non può esserlo; perché non può permetterselo. È, quello sì, una città ferita, addolorata, arrabbiata e consapevole – immensamente consapevole – della propria ineluttabile vulnerabilità. Più di tutto, è una città unita e solidale. Sono processi difficili da descrivere, che in una certa misura sembrano accomunare la Parigi di oggi alla New York del post 11 settembre 2001, anche se nella seconda il dispiegamento dell’apparato securitario fu da subito più esteso e, soprattutto, visibile. Città violate, Parigi oggi e New York quattordici anni orsono; e città che reagiscono con dignità, sobrietà, finanche […]

Rassegna letteraria dal metrò di New York

Gli attentati di Parigi hanno dato a tutti i cittadini europei la sensazione che la guerra li abbia improvvisamente raggiunti, che il nemico abbia occupato le strade, il ristorante, il teatro o il cinema sotto casa. È la sensazione che i newyorchesi, e probabilmente tutti gli americani, devono aver provato dopo l’11 settembre del 2001. Dunque, forse, proprio questo è il momento più giusto per raccontare una storia di vita newyorchese che a prima vista non c’entra nulla con tutto quello che abbiamo appena detto: la storia di un sito internet e di una giovane fotografa, tedesca, residente in America da quattordici anni e a New York dal 2013. Poco dopo essersi trasferita, Uli […]

Il conflitto utile e il male minore

«La Francia è in guerra. Gli atti compiuti venerdì sera a Parigi e nei pressi dello Stadio di Francia sono atti di guerra. Sono commessi da un’armata jihadista che ci combatte perché la Francia è un paese di libertà, perché la Francia è la patria dei diritti dell’uomo». Così ha parlato François Hollande ieri, dinanzi al Parlamento francese, chiedendo anche una revisione costituzionale (sui poteri del Presidente e lo stato d’assedio) che ha anzitutto un significato politico: poiché la revisione costituzionale richiede il voto dei tre quinti dell’Assemblea, su di essa deve convergere anche il centro-destra… continua a leggere (Il Mattino)

Le primarie repubblicane

Con il primo dibattito televisivo di questa sera (ieri per chi legge, ndc), trasmesso da Fox News e al quale parteciperanno 10 dei ben 17 candidati repubblicani, si apre a tutti gli effetti la lunga stagione delle presidenziali statunitensi del 2016. Le primarie dei due partiti si prospettano assai diverse. In quelle democratiche vi è una chiara e indiscussa favorita – Hillary Clinton – la cui corsa alla nomination potrà essere messa in discussione solo da qualche scandalo o dalla possibilità, prospettata negli ultimi giorni, di una candidatura del vicepresidente Joe Biden. Molto diverso è il contesto repubblicano. Anche qui vi è – o, meglio, vi era – un favorito, l’ex governatore della Florida (oltre […]

Vota Antonio (una polemica lunga 100 anni)

L’ultimo, qualche giorno fa, è stato Stefano Fassina: molto critico con il modo in cui questo giornale aveva affrontato la crisi greca, ha dichiarato che l’Unità avrebbe dovuto togliere dalla testata il nome di Antonio Gramsci. Ma la polemica sulla legittimità dell’uso di quel nome, da parte del giornale come dello stesso partito da lui fondati, è antica quanto la storia del comunismo italiano, e l’ha accompagnata inesorabilmente in tutti i suoi sviluppi, fin da quando Gramsci era ancora vivo. Cosa potessero e cosa non potessero dire in suo nome i dirigenti del suo partito, i suoi avvocati e i suoi stessi famigliari; cosa fosse opportuno scrivere di lui sull’Unità o negli opuscoli della […]