La dottrina Hillary

Se eletta, Hillary Clinton non sarebbe solo la prima donna alla Casa Bianca (e, per pochi mesi, il secondo presidente per anzianità, dopo Ronald Reagan), ma anche il primo segretario di Stato che conquista la presidenza dai tempi di James Buchanan (1857 – 1861, non un luminoso precedente, peraltro). Qualsiasi previsione sulla politica estera di un’ipotetica “amministrazione Hillary” cozza contro una triplice difficoltà. La prima è che a dispetto delle energie spese dagli studiosi nell’analisi e comparazione delle grandi strategie passate, la storia delle relazioni internazionali (e con essa quella della politica estera degli Stati Uniti) è spesso il prodotto d’imprevisti, contingenze, errori, casualità… continua a leggere (Aspenia online)

Houellebecq e l’imbecillità “degli altri”

Una «spaccatura abissale» si è venuta a creare tra «i cittadini e coloro che dovrebbero rappresentarli»: dovrebbero, perché di fatto non li rappresentano, anche se non è affatto chiaro, temo, il significato della rappresentanza democratica a chi scrive queste cose. Chi scrive è Michel Houellebecq, che sulle pagine del Corriere di ieri ha affibbiato la patente di imbecillità all’intera classe politica francese, a cominciare da quel «ritardato congenito» che risponde al nome di François Hollande, Monsieur le Président. Houellebecq se lo può permettere, non solo perché è uno dei più grandi, e uno dei più discussi, scrittori francesi contemporanei, ma anche perché ha dato quest’anno alle stampe un romanzo, Sottomissione, in cui descrive una Francia ormai politicamente, intellettualmente […]

La forza di una città violata

Parigi non è in alcun modo la città assediata descritta da taluni media. Non lo è per scelta, natura e necessità: perché non può esserlo; perché non può permetterselo. È, quello sì, una città ferita, addolorata, arrabbiata e consapevole – immensamente consapevole – della propria ineluttabile vulnerabilità. Più di tutto, è una città unita e solidale. Sono processi difficili da descrivere, che in una certa misura sembrano accomunare la Parigi di oggi alla New York del post 11 settembre 2001, anche se nella seconda il dispiegamento dell’apparato securitario fu da subito più esteso e, soprattutto, visibile. Città violate, Parigi oggi e New York quattordici anni orsono; e città che reagiscono con dignità, sobrietà, finanche […]

Rassegna letteraria dal metrò di New York

Gli attentati di Parigi hanno dato a tutti i cittadini europei la sensazione che la guerra li abbia improvvisamente raggiunti, che il nemico abbia occupato le strade, il ristorante, il teatro o il cinema sotto casa. È la sensazione che i newyorchesi, e probabilmente tutti gli americani, devono aver provato dopo l’11 settembre del 2001. Dunque, forse, proprio questo è il momento più giusto per raccontare una storia di vita newyorchese che a prima vista non c’entra nulla con tutto quello che abbiamo appena detto: la storia di un sito internet e di una giovane fotografa, tedesca, residente in America da quattordici anni e a New York dal 2013. Poco dopo essersi trasferita, Uli […]

Il conflitto utile e il male minore

«La Francia è in guerra. Gli atti compiuti venerdì sera a Parigi e nei pressi dello Stadio di Francia sono atti di guerra. Sono commessi da un’armata jihadista che ci combatte perché la Francia è un paese di libertà, perché la Francia è la patria dei diritti dell’uomo». Così ha parlato François Hollande ieri, dinanzi al Parlamento francese, chiedendo anche una revisione costituzionale (sui poteri del Presidente e lo stato d’assedio) che ha anzitutto un significato politico: poiché la revisione costituzionale richiede il voto dei tre quinti dell’Assemblea, su di essa deve convergere anche il centro-destra… continua a leggere (Il Mattino)

Le primarie repubblicane

Con il primo dibattito televisivo di questa sera (ieri per chi legge, ndc), trasmesso da Fox News e al quale parteciperanno 10 dei ben 17 candidati repubblicani, si apre a tutti gli effetti la lunga stagione delle presidenziali statunitensi del 2016. Le primarie dei due partiti si prospettano assai diverse. In quelle democratiche vi è una chiara e indiscussa favorita – Hillary Clinton – la cui corsa alla nomination potrà essere messa in discussione solo da qualche scandalo o dalla possibilità, prospettata negli ultimi giorni, di una candidatura del vicepresidente Joe Biden. Molto diverso è il contesto repubblicano. Anche qui vi è – o, meglio, vi era – un favorito, l’ex governatore della Florida (oltre […]

Vota Antonio (una polemica lunga 100 anni)

L’ultimo, qualche giorno fa, è stato Stefano Fassina: molto critico con il modo in cui questo giornale aveva affrontato la crisi greca, ha dichiarato che l’Unità avrebbe dovuto togliere dalla testata il nome di Antonio Gramsci. Ma la polemica sulla legittimità dell’uso di quel nome, da parte del giornale come dello stesso partito da lui fondati, è antica quanto la storia del comunismo italiano, e l’ha accompagnata inesorabilmente in tutti i suoi sviluppi, fin da quando Gramsci era ancora vivo. Cosa potessero e cosa non potessero dire in suo nome i dirigenti del suo partito, i suoi avvocati e i suoi stessi famigliari; cosa fosse opportuno scrivere di lui sull’Unità o negli opuscoli della […]

Parole ignobili ma la libertà così è a rischio

Una frase abietta, odiosa, spregevole ha costretto Rosario Crocetta a sospendersi dalle funzioni di Presidente della Regione Sicilia. E tutto il Paese a chiederne le dimissioni. La frase non appartiene a lui, ma al suo medico personale, Matteo Tutino, di recente arrestato, che all’amico governatore dice – senza che il governatore abbia una reazione e accenni una replica, un dubbio, un distinguo – che Lucia Borsellino, la figlia del giudice Paolo Borsellino ammazzato dalla mafia ventitré anni fa, «va fermata, fatta fuori. Come suo padre». Lucia Borsellino si è dimessa  da qualche giorno da assessore della giunta Crocetta, dopo l’arresto di Tutino; la frase incriminata risale invece, almeno secondo il settimanale L’Espresso, che l’ha […]

L’accordo sul nucleare iraniano

Che l’accordo sul nucleare iraniano fosse a portata di mano era chiaro dal costante procrastinare la data della scadenza ultima dei negoziati. Troppi elementi spingevano verso il compromesso infine raggiunto. Due leadership, quella statunitense e quella iraniana, inclini come mai prima di oggi a fare delle concessioni significative e mosse dalla comune convinzione che l’assenza di dialogo fosse la reliquia di un passato in larga parte superato. Un contesto di negoziato multilaterale nel quale tutti i mediatori – con la parziale eccezione della Francia – spingevano per l’accordo in nome di una lotta alla proliferazione nucleare che è tornata al centro delle relazioni internazionali correnti. Un quadro geopolitico radicalmente mutato, nel quale il pericolo […]

I 20 anni che non sconvolsero nulla

A che punto è la sinistra? Dove si collocano il Partito democratico di Matteo Renzi e il suo governo? Al termine di una parabola plurisecolare, dicono gli oppositori. All’inizio di una storia completamente nuova, ribattono gli apologeti. Nel pieno di una vicenda lunga e complessa, che ha un prima e avrà necessariamente anche un dopo – diciamo noi – perché è parte della storia d’Italia. Dunque, la domanda diventa: a che punto è l’Italia? Siamo forse in uno di quei momenti, come sembra dire Romano Prodi nel suo ultimo libro-intervista con Marco Damilano (Missione incompiuta, Laterza), in cui «l’Italia ha bisogno di un’auto-illusione ed è disposta a non guardare dentro se stessa per continuare […]