La “sindrome grillina” che minaccia il dibattito nel Pd

Il presidente della Toscana Enrico Rossi chiede il congresso del suo partito con una petizione online, il presidente della Puglia Michele Emiliano minaccia il ricorso alle carte bollate, l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema minaccia direttamente la scissione. Ma il quadro non sarebbe completo senza ricordare l’intervento a una recente assemblea di Roberto Giachetti (ex candidato al Comune di Roma e grande sostenitore di Matteo Renzi), rivolto alla minoranza del suo partito: «Avete la faccia come il culo». Speravamo che con il tempo il dibattito interno al Movimento 5 Stelle avrebbe finito per assomigliare almeno un po’a quello dei partiti democratici. È successo l’opposto, purtroppo… continua a leggere (l’Unità)

L’insostenibile trincea dei diversamente avversari

C’è dell’ironia involontaria nella scelta del nome che i comitati riuniti a Roma da Massimo D’Alema si sono dati. Nome nuovo e simbolo nuovo: conSenso. L’ironia non sta tanto nel doppio significato della parola, scritta con la maiuscola in mezzo, quanto nell’ambizione: di quale consenso si parla? Del consenso di una formazione che, alla sinistra del Partito democratico, dovrebbe raccogliere tutto il malcontento manifestatosi già a dicembre, con il No al referendum costituzionale. Raccoglierlo tutto non è un’impresa facile, perché alla sinistra del Pd si fa fatica a contare il numero di formazioni, forze e partiti che a vario titolo hanno la medesima aspirazione… continua a leggere (Il Mattino)

La notte della ragione

Crudele; inutile; pericoloso. È questo l’ordine esecutivo promulgato da Donald Trump che blocca a tempo indeterminato l’accesso negli Usa di rifugiati siriani, e temporaneamente (rispettivamente quattro e tre mesi) quello di tutti i rifugiati o d’immigrati e possessori di visti provenienti da sette paesi considerati a rischio (Libia, Iran, Iraq, Sudan, Yemen, Siria e Somalia). È crudele, questa misura, perché colpisce indiscriminatamente sia chi – le vittime di una catastrofe umanitaria drammatica come quella siriana – più avrebbe bisogno oggi di protezione sia decine, forse centinaia di migliaia di uomini e donne che negli Usa risiedono legalmente, lavorano, studiano e pagano le tasse… continua a leggere (Il Mattino)

Vogliamo il terzo Legally Blonde

Cara Reese Whiterspoon, per niente al mondo mi perderei il terzo Legally Blonde. Alla fine del secondo film l’avvocato Elle Woods, paladina dei diritti dei chihuahua, guidava verso l’avvenire la sua cabriolet rosa confetto – addobbata a nozze, non bastasse – e guardava con una qual concupiscenza la Casa Bianca nei paraggi. Era il 2003, e tutto doveva ancora succedere. Per appassionare le ragazzine al femminismo bisognava vestire la protagonista da Barbie Campidoglio, e insistere sui fondamentali: non importa cosa sembri, conta dove vuoi arrivare. All’epoca, dici, soffrivi della «sindrome di Puffetta»… continua a leggere (Gioia)

Unire i punti

Con la sconfitta al referendum del sì non ha perso, come si cerca di affermare con una carente e per certi versi consolatoria interpretazione, soltanto Renzi. È stata sconfitta la strategia, o almeno uno degli elementi fondamentali della strategia con cui il centrosinistra, sin dalla sua nascita, ha cercato di contrastare il populismo e l’antipolitica. Il centrosinistra, almeno nella sua “struttura portante”, ha progressivamente legato, infatti, la propria parabola al compimento della transizione istituzionale. Si è immaginata la democrazia dell’alternanza come il contesto naturale nel quale sviluppare una moderna forza riformista. E ancora si è pensato che una democrazia meglio funzionante avrebbe ricucito lo strappo, che si è progressivamente ampliato tra cittadini e istituzioni… […]

Madri da competizione

Cara Eva, certo che non è stata colpa tua. Ma siccome di mestiere fai la mamma online, quando in nome del principio di condivisione universale hai raccontato di come la tata che si occupava di tuo figlio neonato una notte invece si è appisolata facendolo cadere di testa, e della frattura cranica a seguire – con pianto isterico, corsa in ospedale, 48 ore di controlli «strazianti» – sapevi già che dichiararti in pubblico affranta e traumatizzata non sarebbe bastato. Perché, nonostante il piccoletto ne sia uscito benone – mia nonna direbbe: Santa Pupa – la ragione ultima per cui la gente si impiccia su internet non è sapere: è trovare qualcuno cui dare la […]

Democrazia differita

La sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum, oltre a eliminare il ballottaggio e a ridefinire la questione delle pluricandidature, ha riaperto il dibattito sull’opportunità di andare a elezioni anticipate, in particolare per il passaggio del comunicato in cui si sottolinea che la legge così modificata è «suscettibile di immediata applicazione». L’enfasi che molti osservatori danno a questo aspetto è proporzionale alla quantità di risorse retoriche, causidiche e cabalistiche impiegate fino a ieri per teorizzare il contrario. E cioè che votare non fosse possibile prima della sentenza e quasi certamente neanche dopo, senza un intervento del parlamento che armonizzasse i sistemi elettorali di Camera e Senato… continua a leggere (l’Unità)

Trump e il suo nazionalismo non eccezionalista

Le proposte di politica estera di Trump, e il discorso per il tramite del quale vengono illustrate, formano una miscela decisamente eccentrica rispetto ai canoni dell’internazionalismo statunitense per come lo abbiamo conosciuto dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Tre sono le categorie che aiutano a sintetizzare queste proposte: protezionismo, nazionalismo e anti-interventismo… continua a leggere (Il Giornale di Brescia)

La prima stagione di Trump

La prima cosa che ho pensato il giorno dopo la vittoria di Trump è stata: ma non aveva perso le primarie? Se seguite Scandal, avrete pensato la stessa cosa. Hollis Doyle, miliardario con nido di passerotti in luogo dei capelli e un approccio non proprio beneducato al mondo, nell’universo di Scandal era più Trump di Trump. Nel dibattito delle primarie con l’ex first lady che lo accusava d’essere un playboy misogino – «Ha portato sul suo aereo, per un weekend nella sua casa in montagna, tutte le spogliarelliste di un locale di New Orleans: non voglio immaginare che progetti avrebbe per Camp David» – ribatteva: «Un sacco somiglianti a quelli che avrebbe suo marito, […]

Ora papa Francesco è più solo

La presidenza Trump inizia con un discorso in cui il neo-presidente smentisce gli auspici di un atteggiamento più presidenziale rispetto ai toni della campagna elettorale. Il quarantacinquesimo presidente ha invece pronunciato un discorso nazionalista, dai toni bui, da campagna elettorale, rivolto ai suoi elettori più che al paese; un discorso in cui il misto di promesse e minacce del nuovo presidente significa solo minacce per una parte della popolazione americana e per il resto del mondo che guarda ai nuovi Stati Uniti. Il breve discorso di insediamento ha aggiunto altri elementi alla già lunga lista dei tabù infranti da Donald Trump. Da un lato il tradizionale ottimismo americano… continua a leggere (L’Huffington Post)