Trump e il suo nazionalismo non eccezionalista

Le proposte di politica estera di Trump, e il discorso per il tramite del quale vengono illustrate, formano una miscela decisamente eccentrica rispetto ai canoni dell’internazionalismo statunitense per come lo abbiamo conosciuto dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Tre sono le categorie che aiutano a sintetizzare queste proposte: protezionismo, nazionalismo e anti-interventismo… continua a leggere (Il Giornale di Brescia)

La prima stagione di Trump

La prima cosa che ho pensato il giorno dopo la vittoria di Trump è stata: ma non aveva perso le primarie? Se seguite Scandal, avrete pensato la stessa cosa. Hollis Doyle, miliardario con nido di passerotti in luogo dei capelli e un approccio non proprio beneducato al mondo, nell’universo di Scandal era più Trump di Trump. Nel dibattito delle primarie con l’ex first lady che lo accusava d’essere un playboy misogino – «Ha portato sul suo aereo, per un weekend nella sua casa in montagna, tutte le spogliarelliste di un locale di New Orleans: non voglio immaginare che progetti avrebbe per Camp David» – ribatteva: «Un sacco somiglianti a quelli che avrebbe suo marito, […]

Ora papa Francesco è più solo

La presidenza Trump inizia con un discorso in cui il neo-presidente smentisce gli auspici di un atteggiamento più presidenziale rispetto ai toni della campagna elettorale. Il quarantacinquesimo presidente ha invece pronunciato un discorso nazionalista, dai toni bui, da campagna elettorale, rivolto ai suoi elettori più che al paese; un discorso in cui il misto di promesse e minacce del nuovo presidente significa solo minacce per una parte della popolazione americana e per il resto del mondo che guarda ai nuovi Stati Uniti. Il breve discorso di insediamento ha aggiunto altri elementi alla già lunga lista dei tabù infranti da Donald Trump. Da un lato il tradizionale ottimismo americano… continua a leggere (L’Huffington Post)

That’s all folks. Un bilancio dell’era Obama

Cala il sipario su questi otto anni di Obama alla Casa Bianca. E fioccano, inevitabili, i bilanci e i giudizi sul primo Presidente nero nella storia degli Stati Uniti: su quanto radicale e profonda sia stata la svolta seguita alla sua elezione nel 2008; sui suoi più importanti successi e fallimenti; sulla sua eredità. Vi sono, com’è inevitabile che sia, luci e ombre sulle quali generazioni di storici si eserciteranno negli anni a venire. Tuttavia qualsiasi riflessione non può prescindere da una comparazione tra la situazione degli Usa nel 2008 e quella che Obama lascia oggi… continua a leggere (Fondazione Feltrinelli)

Il problema del Pd a Napoli (e non solo)

Il Pd deve riflettere, aveva detto ieri Renzi a «Repubblica». E non è una riflessione semplice: non solo per lui, a livello nazionale, ma anche per il partito, a livello locale. Non solo non è semplice la riflessione, ma non è neppure facile farla uscire fuori. E farla diventare un nuovo punto di coagulo per una formazione politica che, dopo la tremenda botta del referendum, continua a sembrare incerta sulle sue ragioni di fondo. La Direzione provinciale del Pd napoletano ha provato ieri a indicare un percorso: coordinamento cittadino e congresso straordinario in primavera. Eventuali elezioni politiche a giugno potrebbero rendere difficile rispettare questo calendario, ma la più grande difficoltà sta nel portare questi […]

Carrie e Debbie, ancora insieme

«Piangi quanto ti pare, farai meno pipì», diceva sempre la nonna di Carrie Fisher. Ed è con questo spirito che vi raccomando di guardare Bright Lights: Starring Carrie Fisher and Debbie Reynolds, il documentario HBO – mercoledì 18 gennaio alle 21.15 su Sky Cinema Hits HD e alle 23.30 su Sky Arte HD – che non doveva farci piangere così. Doveva essere il reciproco – intenso e divertentissimo – tributo a due carriere formidabili. Ma il 23 dicembre Carrie Fisher ha smesso di respirare, in aereo tra Londra e Los Angeles: è morta quattro giorni dopo, senza mai riprendere conoscenza. E il 28 dicembre, mentre la famiglia discuteva i dettagli dei funerali di Carrie […]

The Young Trump

Nel Vaticano di inizio XXI secolo, l’elezione al soglio pontificio di un americano giovane e bello si trasforma per i cardinali in una sorpresa tremenda. Si aspettavano un Vicario di Cristo malleabile e inesperto, e invece Lenny Belardo, che prende il nome di Pio XIII, spazza via spietatamente i suoi nemici, riesce a tenere in bilico i suoi alleati ed è veloce nel disinnescare gli scandali che lui stesso crea. Nella lunga traiettoria della storia dei papi, non c’è niente di davvero nuovo. Ma stupisce come Lenny abbandoni le tradizioni, post-Vaticano II, di un papato accogliente ed ecumenico. C’è un nuovo pontefice in città, e qualche volta parla proprio come uno sceriffo. Descritto così, […]

Se la politica si perde tra i congiuntivi

Tre congiuntivi in un colpo solo non sono uno scherzo. Sono, forse, un record. Perché uno può capitare, due è già più difficile, ma sbagliare tre volte lo stesso verbo, nella stessa frase, per esprimere lo stesso concetto: ci vuole dell’arte. E sicuramente non è colpa dei poteri forti. Fosse stato Grillo, avrebbe comunque trovato il modo di dire: questa volta abbiamo fatto tremare l’Accademia della Crusca, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana e la Società Dante Alighieri tutti in una volta. Ma è una versione che non troverebbe corso neanche tra i più fedeli seguaci del vicepresidente della Camera dei Deputati… continua a leggere (Il Mattino)

La “nuova” politica e le multe dell’infedeltà

Il passo falso dei cinquestelle in Europa ha avuto conseguenze anche sul gruppo parlamentare. Due eurodeputati, Marco Zanni e Marco Affronte, hanno lasciato il Movimento per approdare l’uno nel gruppo Salvini-Le Pen, l’altro tra i Verdi. Il che contribuisce a fare chiarezza su un punto: quando si dice che non esistono più la destra e la sinistra s’intende semplicemente che un deputato grillino va dappertutto, ma di sicuro non transita verso i popolari o i socialisti, le due principali famiglie politiche del continente (e non proverebbe ad andare neppure coi liberali europeisti, se non per commettere il più clamoroso degli errori). Ma la risposta pentastellata non s’è fatta attendere… continua a leggere (Il Mattino)

Barack Obama: cosa lascia il Presidente americano

Erano gli anni della fighezza ontologica. Erano gli anni della fotogenia politica. Erano gli anni in cui, per essere belli, occorreva innanzitutto essere buoni e giusti (efficaci, anche: meno). Erano gli anni della fiducia programmatica, della condotta esemplare, della reazione nobile. Erano gli anni degli Obama alla Casa Bianca, e sono finiti: «Adesso sappiamo come ci si sente a non avere più speranza» – ha detto Michelle a Oprah, nella sua ultima intervista da first lady… continua a leggere (Gioia)