Hackeraggi ed elezioni

Questo primo rapporto pubblico degli apparati d’intelligence statunitensi sembra lasciare pochi dubbi sulla portata dell’ingerenza russa nell’ultima campagna elettorale per la Presidenza e il Congresso. Non vi sono prove di un’azione finalizzata a manipolare e contraffare direttamente il voto. Si afferma però che hackers riconducibili ai servizi russi abbiano violato gli account del comitato nazionale e di quelli locali del Partito Democratico, divulgando su appositi siti e via Wikileaks documenti riservati e in alcuni casi compromettenti con l’obiettivo di danneggiare Hillary Clinton e altri candidati democratici. Pur avendo penetrato anche la posta elettronica del comitato repubblicano, hanno invece deciso di non rendere pubblici i suoi documenti. L’obiettivo – dicono CIA, FBI e NSA (la […]

Il doppio interesse dell’Italia e dell’Europa

L’impegnativo editoriale del direttore Roberto Napoletano ha il pregio di evidenziare la dimensione politica della vicenda bancaria italiana, e di ricondurla al più generale tema del nesso tra interesse nazionale e processo di integrazione europea. La tecnica non può mai essere scissa dalla politica, ma è sempre un condensato e un precipitato di un determinato equilibrio economico-politico: essa fissa un terreno di gioco, e al tempo stesso cristallizza e tende a riproporre una gerarchia stratificata nel tempo. E infatti è difficilmente contestabile, come Napoletano osserva, che i complessi metodi e pratiche di vigilanza del neonato supervisore unico, fortemente incentrati sul rischio di credito e insufficientemente capaci di misurare il rischio di mercato, a partire […]

Debolezza come strategia

La rapida soluzione della crisi di governo per l’ultimo tratto della legislatura non riserva sorprese: Paolo Gentiloni ha confermato quasi per intero l’Esecutivo uscente, salvo alcuni piccoli spostamenti e qualche nome nuovo che non modifica la caratura politica del Ministero. Non lo si può dire un governo costituito per il solo disbrigo degli affari correnti, come sarebbe stato un governo dimissionario guidato ancora da Matteo Renzi, perché è invece nella pienezza dei suoi poteri e, formalmente almeno, senza limite alcuno di mandato. Ma il limite è stato chiaramente indicato dal partito di maggioranza, che per bocca del suo Presidente, Orfini, ha definito «inconcepibile» l’ipotesi di un prosieguo della legislatura fino alla scadenza naturale: Il […]

La «tenaglia francese» che minaccia la sinistra europea

L’annunciato ritiro di François Hollande dalle presidenziali non sancisce soltanto la sua personale impopolarità. Sancisce anzitutto la crisi di una sinistra riformista che in Europa rischia di finire stritolata nella morsa tra liberismo e populismo. Il caso francese è particolarmente emblematico. Una parte degli elettori di sinistra è già andata a votare alle primarie della destra, come ha fatto, e raccontato su questo giornale, Marcelle Padovani. Un fenomeno che in altri contesti può essere considerato persino fisiologico (negli Stati Uniti ci sono sempre stati democratici incalliti che si registrano come repubblicani, e viceversa), ma che nel caso francese appare la spia di un problema ben più grosso… continua a leggere (l’Unità)

L’amministrazione Trump

Chi pensava che dopo il voto Donald Trump si sarebbe prontamente riposizionato al centro è chiamato a un brusco risveglio. La prima nomina, quella a capo di gabinetto di Reince Priebus, il presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, sembrava rispondere a una logica mediana e conciliatrice, sia per il ruolo istituzionale rivestito da Priebus sia per la sua vicinanza a Paul Ryan, lo speaker della Camera con il quale Trump è più volte entrato in rotta di collisione. Le decisioni successive sembrano però andare in tutt’altra direzione. Come Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Trump ha scelto l’ex Generale dell’Esercito Michael Flynn, a lungo registrato come democratico, e che nel 2014 Obama sollevò dall’incarico di Direttore […]

La lezione di Croce

Antonio Gramsci, Norberto Bobbio, Enzo Paci, Eugenio Garin: la tradizione comunista e quella liberalsocialista, il pensiero fenomenologico ed esistenzialista della scuola milanese e l’umanesimo civile della grande tradizione storiografica italiana: non si tratta, in senso stretto, dell’eredità crociana, ma una mappa del pensiero italiano del Novecento non può non organizzarsi intorno a questi nomi, e tutti non possono essere letti né essere compresi se non nel confronto e finanche nella contrapposizione al pensiero di Benedetto Croce… continua a leggere (Il Mattino)

Come opporsi a un tycoon

I ripetuti paragoni tra l’America di oggi e l’Italia del 1994, tra l’ascesa di Donald Trump e la discesa in campo di Silvio Berlusconi, per quanto prudentemente respinti dallo stesso leader di Forza Italia, hanno forse qualcosa da insegnare ai progressisti di entrambe le sponde dell’Atlantico. Il primo insegnamento è per tutti coloro, americani e italiani, che per vent’anni ci hanno spiegato come una cosa del genere, in America, non sarebbe mai potuta accadere: per ragioni culturali, politiche e di civiltà, oltre che per le inflessibili leggi sui conflitti di interessi. Intanto, però, sui giornali americani Rudy Giuliani, quello della «tolleranza zero», sostiene che pretendere che ad amministrare la fortuna di Trump non siano […]

Una riflessione sul voto americano

No, un anno fa non lo avrebbe immaginato davvero nessuno. Donald Trump Presidente degli Stati Uniti non lo quotavano nemmeno i bookmakers. E una volta conquistata la nomination repubblicana, la vera questione parve essere la prossima implosione del suo partito e non come sconfiggere un’avversaria esperta, competente, con più risorse e, soprattutto, capace di intercettare meglio i voti di un’America sempre più diversa e meno bianca. La mappa elettorale sembrava conferire un ulteriore, strutturale vantaggio alla Clinton, che aveva una pluralità di opzioni per giungere ai fatidici 270 grandi elettori, laddove il suo avversario non poteva permettersi passi falsi: doveva vincere swing states nodali, come la Florida e l’Ohio, e sottrarre ai democratici stati […]

Se non vinco non vale

Il terzo e ultimo dibattito per le elezioni presidenziali del 2016, moderato da uno degli anchormen di Fox News, avrebbe potuto essere il primo vero dibattito con Donald Trump e Hillary Clinton a dividersi sulle questioni di sostanza e non su attacchi personali. L’illusione è durata solo una ventina di minuti. L’inizio non è stato facile per Hillary Clinton, sulla difensiva specialmente nel primo dei sei segmenti del dibattito, dedicato alla Corte Suprema e quindi sull’aborto. Trump ha garantito di nominare giudici pro-life e ha in qualche modo promesso l’abolizione della sentenza del 1973 (“Roe versus Wade”) che rese legale l’aborto a livello federale negli USA; Clinton ha evitato di mettere limiti agli aborti, […]

L’ossessione del controllo in un mondo incontrollabile

A scorrere le notizie di queste settimane e i relativi commenti, l’impressione è che noi cittadini delle democrazie occidentali viviamo in società sempre più «control freak». Ossessionate dal controllo. Nevrotizzate dall’idea di potere e dovere controllare, prevedere e sterilizzare qualunque possibile minaccia. Paradossalmente, quanto più la nostra vita è determinata da fenomeni che sfuggono alla possibilità di governarli attraverso i vecchi strumenti istituzionali e politici nazionali (anche per nostre scelte istituzionali e politiche, peraltro), tanto più cresce e si rafforza la posizione di quei leader politici e di quei movimenti che promettono di restituircene il controllo. «Take back control» è lo slogan che ha assicurato la vittoria ai sostenitori della Brexit. Riprendere il controllo: sull’immigrazione, sull’economia, […]