Obama e l’America-mondo

I tanti sondaggi prodotti in questi otto anni hanno costantemente evidenziato la solidità e tenuta della popolarità di Barack Obama fuori dai confini statunitensi e in Europa in particolare. I dati sono sorprendenti per varie ragioni. In primo luogo, e a dispetto di molte previsioni, essi sono rimasti sostanzialmente costanti nel tempo. Era lecito attendersi una fisiologica contrazione della fascinazione globale per il 44° Presidente statunitense alimentata dall’inevitabile scarto tra le aspettative – elevatissime e irrealistiche – generate dalla sua elezione e la prosaica realtà di un’azione di governo soggetta a molteplici compromessi, mediazioni e indietreggiamenti… continua a leggere (Aspenia Online)

L’ultima preghiera laica di Obama

A Chicago, dove era iniziato il viaggio verso la presidenza, si è conclusa simbolicamente la sera del 10 gennaio la presidenza di Barack Obama. Si è conclusa, ieri sera, anche una certa fase della esperienza americana mia e della mia famiglia, vissuta interamente assieme a Barack Obama. Con la fine della presidenza Obama, tra meno di dieci giorni, si chiude un’era nella storia politica americana recente. La cerimonia dell’inaugurazione, il prossimo 20 gennaio a Washington, è ancora qualcosa difficile da immaginare per tutti coloro che fino a due mesi va non potevano neppure immaginare l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Ma non era difficile immaginare il modo in cui la presidenza […]

I pentiti degli effetti del «No»

Nell’editoriale di ieri sul Mattino il professor Giovanni Verde ha tratto il bilancio di questo mese trascorso dal referendum del 4 dicembre. Le sue parole hanno il pregio della franchezza. «Quando mi sono speso per il No non era questo ciò che volevo», ha scritto. Non voleva il professor Verde le dimissioni di Matteo Renzi, e il lento scivolamento del Paese all’indietro, verso un quadro politico che sembra indirizzato a cancellare tutti i motivi di rottura introdotti dal governo guidato dall’«arrogante» segretario del Pd… continua a leggere (Il Mattino)  

Hackeraggi ed elezioni

Questo primo rapporto pubblico degli apparati d’intelligence statunitensi sembra lasciare pochi dubbi sulla portata dell’ingerenza russa nell’ultima campagna elettorale per la Presidenza e il Congresso. Non vi sono prove di un’azione finalizzata a manipolare e contraffare direttamente il voto. Si afferma però che hackers riconducibili ai servizi russi abbiano violato gli account del comitato nazionale e di quelli locali del Partito Democratico, divulgando su appositi siti e via Wikileaks documenti riservati e in alcuni casi compromettenti con l’obiettivo di danneggiare Hillary Clinton e altri candidati democratici. Pur avendo penetrato anche la posta elettronica del comitato repubblicano, hanno invece deciso di non rendere pubblici i suoi documenti. L’obiettivo – dicono CIA, FBI e NSA (la […]

Il doppio interesse dell’Italia e dell’Europa

L’impegnativo editoriale del direttore Roberto Napoletano ha il pregio di evidenziare la dimensione politica della vicenda bancaria italiana, e di ricondurla al più generale tema del nesso tra interesse nazionale e processo di integrazione europea. La tecnica non può mai essere scissa dalla politica, ma è sempre un condensato e un precipitato di un determinato equilibrio economico-politico: essa fissa un terreno di gioco, e al tempo stesso cristallizza e tende a riproporre una gerarchia stratificata nel tempo. E infatti è difficilmente contestabile, come Napoletano osserva, che i complessi metodi e pratiche di vigilanza del neonato supervisore unico, fortemente incentrati sul rischio di credito e insufficientemente capaci di misurare il rischio di mercato, a partire […]

Debolezza come strategia

La rapida soluzione della crisi di governo per l’ultimo tratto della legislatura non riserva sorprese: Paolo Gentiloni ha confermato quasi per intero l’Esecutivo uscente, salvo alcuni piccoli spostamenti e qualche nome nuovo che non modifica la caratura politica del Ministero. Non lo si può dire un governo costituito per il solo disbrigo degli affari correnti, come sarebbe stato un governo dimissionario guidato ancora da Matteo Renzi, perché è invece nella pienezza dei suoi poteri e, formalmente almeno, senza limite alcuno di mandato. Ma il limite è stato chiaramente indicato dal partito di maggioranza, che per bocca del suo Presidente, Orfini, ha definito «inconcepibile» l’ipotesi di un prosieguo della legislatura fino alla scadenza naturale: Il […]

La «tenaglia francese» che minaccia la sinistra europea

L’annunciato ritiro di François Hollande dalle presidenziali non sancisce soltanto la sua personale impopolarità. Sancisce anzitutto la crisi di una sinistra riformista che in Europa rischia di finire stritolata nella morsa tra liberismo e populismo. Il caso francese è particolarmente emblematico. Una parte degli elettori di sinistra è già andata a votare alle primarie della destra, come ha fatto, e raccontato su questo giornale, Marcelle Padovani. Un fenomeno che in altri contesti può essere considerato persino fisiologico (negli Stati Uniti ci sono sempre stati democratici incalliti che si registrano come repubblicani, e viceversa), ma che nel caso francese appare la spia di un problema ben più grosso… continua a leggere (l’Unità)

L’amministrazione Trump

Chi pensava che dopo il voto Donald Trump si sarebbe prontamente riposizionato al centro è chiamato a un brusco risveglio. La prima nomina, quella a capo di gabinetto di Reince Priebus, il presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, sembrava rispondere a una logica mediana e conciliatrice, sia per il ruolo istituzionale rivestito da Priebus sia per la sua vicinanza a Paul Ryan, lo speaker della Camera con il quale Trump è più volte entrato in rotta di collisione. Le decisioni successive sembrano però andare in tutt’altra direzione. Come Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Trump ha scelto l’ex Generale dell’Esercito Michael Flynn, a lungo registrato come democratico, e che nel 2014 Obama sollevò dall’incarico di Direttore […]

La lezione di Croce

Antonio Gramsci, Norberto Bobbio, Enzo Paci, Eugenio Garin: la tradizione comunista e quella liberalsocialista, il pensiero fenomenologico ed esistenzialista della scuola milanese e l’umanesimo civile della grande tradizione storiografica italiana: non si tratta, in senso stretto, dell’eredità crociana, ma una mappa del pensiero italiano del Novecento non può non organizzarsi intorno a questi nomi, e tutti non possono essere letti né essere compresi se non nel confronto e finanche nella contrapposizione al pensiero di Benedetto Croce… continua a leggere (Il Mattino)

Come opporsi a un tycoon

I ripetuti paragoni tra l’America di oggi e l’Italia del 1994, tra l’ascesa di Donald Trump e la discesa in campo di Silvio Berlusconi, per quanto prudentemente respinti dallo stesso leader di Forza Italia, hanno forse qualcosa da insegnare ai progressisti di entrambe le sponde dell’Atlantico. Il primo insegnamento è per tutti coloro, americani e italiani, che per vent’anni ci hanno spiegato come una cosa del genere, in America, non sarebbe mai potuta accadere: per ragioni culturali, politiche e di civiltà, oltre che per le inflessibili leggi sui conflitti di interessi. Intanto, però, sui giornali americani Rudy Giuliani, quello della «tolleranza zero», sostiene che pretendere che ad amministrare la fortuna di Trump non siano […]