La7 e il futuro della tv

La televisione italiana ha cominciato a trasmettere nel 1954, ma è stata fondata, per come in gran parte la conosciamo, negli anni Settanta. Ad allora risalgono il caravanserraglio strutturale dell’informazione Rai, il monopolio predatorio di Publitalia/Mediaset che (per rendita e non per merito) avevano le risorse di cui campare. La7, schiacciata dalle soverchie reti altrui, ha vissuto sempre a debito incassando ricavi pari alla metà dei costi. In moneta attuale una perdita annuale di circa 100 milioni l’anno. Ma siccome a detenerne la proprietà erano grandi gruppi che la mettevano fra i costi delle relazioni con le istituzioni, questo esistere senza futuro si è protratto di crisi in crisi finché non sono intervenuti due […]

Trionfi e abissi della Rai

Maltese funziona come Montalbano, sulla stessa quantità di pubblico (il 30% del totale) e con lo stesso assortimento di spettatori: lo zoccolo duro, durissimo, sono per entrambi le donne e in particolare le over 45. Gli uomini seguono l’onda casalinga, numerosi anch’essi, specie gli anziani, anche se non ai livelli plebiscitari delle spose e compagne. A voler sottilizzare si può al massimo notare qualche maggiore attenzione maschile a favore delle storie di Maltese, forse perché più curvate verso l’action (nell’ambito del nostro western: la guerra permanente tra gli sceriffi e la mafia). Mentre in Montalbano le azioni sono sporadiche e sovrastate semmai dalle intuizioni e intenzioni poliziesche in salsa di commedia all’italiana, ascendente Germi. […]

Operai e Beethoven

Lerner è tornato tra gli «operai» dopo trenta anni dal libro in cui ne scrisse nel 1985 (ci pare) quando già da qualche anno la prima robotizzazione e la marcia dei 40.000 capetti (e lo diciamo senza dileggio) avevano spezzato le reni al manovale specializzato che popolava la dialettica sociopolitica dei decenni precedenti. Da allora il processo di de-classamento del lavoro manuale è andato accelerando per la spinta del software che impara e della rete che lo rende onnipresente. Sicché la classe operaia non esiste più come soggetto politico anche se è sempre più numerosa come soggetto sociale, tanto più che è lì che sta sprofondando buona parte dell’antico ceto medio. Ancora non c’è un […]

Il format Le Pen-Macron

Ieri sera, ci siamo visti una buona metà del confronto fra Le Pen e Macron e ne abbiamo tratto due annotazioni, una televisiva e l’altra politica. La prima è che la tv francese sa organizzare i confronti meglio delle nostre. In particolare, ci è sembrato di intravedere quel format che la Rai ha mancato di montare per Semprini: il Duello. Certo, non per le due ore che solo le Presidenziali giustificano. Bastava un’ora, con luci di qualità, un giornalista pago di svolgere un servizio anziché passare da guru e, due per volta, con regole ferree quanto basta, il grillino e il piddino, l’immigrato e l’italiota, il globalista e il sovranista, sfidati a dirsele e […]

Il pubblico delle primarie

La maratona di Mentana del 24 aprile per il primo turno delle presidenziali francesi aveva ottenuto un confortante 3,36% di share e quasi sei milioni di contatti (5 milioni e 600 mila, per l’esattezza). È notevole che le primarie del Pd li abbiamo radunati tutti quanti per la nuova maratona di Mentana. Ma stavolta correva anche il Tg3 con Mannoni. E quel pubblico, anziché smezzare il suo tempo fra le due offerte, ha raddoppiato l’attenzione, e fra l’una e l’altra è rimasto sul tema per più di un’ora, in media, a testa. Si tratta, saremmo pronti a giurarlo – anche se, come si usa da ultimo, abbiamo certezze ma non prove – degli stessi, più […]

Il 26 aprile della tv

Il 26 aprile si è verificata una rottura nelle abitudini e affiliazioni di ascolto del pubblico. Il Segreto, la telenovela pluriennale dei posteri di Pepa su Canale 5, e Chi l’ha visto, il pilastro pluridecennale della tv un po’ realtà un po’ di servizio di Rai 3, hanno ceduto di schianto al sopravvenire della fiction Di padre in figlia su Rai 1. La svolta dell’attenzione degli spettatori (specie delle spettatrici) risulta evidente se si mette a confronto l’ascolto di mercoledì scorso con quello di mercoledì 29 marzo, il più recente fra i non molti privi di incontri di calcio e della conseguente distorsione gravitazionale dei comportamenti dell’audience. Il 29 marzo Rai 1 offriva un […]

Delenda Rai?

In questo momento sulla Rai, sarà che siamo in piena campagna elettorale, se ne sentono sparare di grosse, al punto che l’azienda pubblica, cioè di tutti, sembra figlia di nessuno. Le polemiche di fonte politica traggono ovviamente occasione da talk show e inchieste, col relativo affollarsi di candidati al martirio, immaginario o immaginato, con tanto di difensori d’occasione distinguibili fra opportunisti, incompetenti relativi e analfabeti assoluti (quelli col ritornello della privatizzazione). Se c’è qualcosa che oggi indebolisce la Rai è, come ci è capitato di dire e ridire, il fatto che i vertici, quand’erano – autunno 2015 – ancora nuovi e politicamente pimpanti, commisero l’errore di accantonare la riorganizzazione dell’informazione. Sembrava prudenza e invece […]

Un Report a rovescio

Da qualche giorno, a dar retta ai titoloni, in politica ci si lamenta dei media e nei media ci si prepara al martirio. Ma di martiri veri della libertà di comunicazione nei decenni trascorsi ne abbiamo conosciuti solo tre, Santoro, Luttazzi e Biagi, quando Berlusconi ne pretese la esclusione dal video, appoggiato, a dire il vero, da quella metà del Paese che non li sopportava mentre l’altra li adorava. Dopodiché, Biagi ci ha lasciato, Santoro è stato rimesso in video da un giudice e Luttazzi ha inguaiato Campo Dall’Orto quando questi, un po’ kamikaze, provò a ridarlo al pubblico della sua La7 di anni fa. Dopo d’allora stop, anche perché nel frattempo è arrivata […]

Compensi Rai e equanimità sallustiana

Qualcuno, al leggere il Sallusti che (oggi sul Giornale) si spende per emancipare i compensi delle star dal tetto annuale di 240.000 euro imposto a personale e collaboratori della Rai, potrebbe trasecolare e chiedersi: perché un giornalista certo assai vicino a Mediaset, se non altro in quanto direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi, si preoccupa di una misura che, se attuata per davvero, indebolirebbe proprio il più grosso concorrente della tv berlusconiana? La risposta è semplice: perché la Rai a Mediaset, nel quadro del pur vetusto Duopolio, più che concorrenza fa compagnia. La Rai infatti è soggetta, in cambio del provento assicurato dal canone, a tetti circa il numero di spot che può trasmettere. Limiti […]

Patti col Diavolo (mediatici)

Il tema del giorno è che il Diavolo prima o poi ti frega. Questa pare, in faustiana sintesi, la morale della intercettazione che è stata manipolata per tenere sotto tiro la famiglia Renzi e che sta procurando invece una figura barbina alla intera stampa italiana. Chi è il Diavolo? Difficile individuarlo, ma sappiamo dove abita: in qualsiasi apparato organizzato, pubblico o privato che, in proporzione al suo peso nella società, costituisce il naturale campo di battaglia dei manager o dei burocrati, con stellette o senza stellette, che si costituiscono in cordate rivali per il controllo del potere e degli stipendi, delle stock option. Se in questi grandi apparati è normale la guerra di tutti contro […]