Gli adoratori di Siva

Il mondo va di male in peggio»: è questo un lamento antico quanto la storia e quanto l’ancor più antica arte poetica, anzi, antico quanto la più antica fra tutte le finzioni poetiche: la religione dei preti. Tutti fanno iniziare il mondo dal bene: dall’età dell’oro, dalla vita nel paradiso, oppure da una vita ancor più felice in comunione con esseri celesti. Ma questa felicità la fanno presto svanire come un sogno, e così affrettano la caduta nel male […] con un moto accelerato verso il peggio. Secondo questa prospettiva, noi oggi (un ‘oggi’ che però è antico quanto la storia) viviamo nel tempo estremo; l’ultimo giorno e la fine del mondo sono alla […]

Il tempo dei figli

Non sono i bambini che lavorano./ Ma non si lavora mai che per i bambini./ Non è il bambino che va nei campi, che ara e che semina, e che miete e che vendemmia e che pota la vigna e che abbatte gli alberi e che sega la legna./ Per l’inverno./ Per riscaldare la casa d’inverno./ Ma come si potrebbe mettere a lavorare il padre se non ci fossero i suoi bambini./[…] È a questo, è per questo che si lavora, perché non è forse per i figli che si lavora?/ Lui non sarà più che un corpo in sei piedi di terra sotto sei piedi di terra sotto una croce./ Ma i suoi […]

La conseguenza naturale e necessaria

Ogni sforzo sarà vano se, nel tempo stesso in cui si cerca di estirpare il male con mezzi repressivi, non si adoperano efficacemente i mezzi preventivi. Io non mi stancherò mai di ripeterlo; finché dura lo stato presente di cose, la camorra è la forma naturale e necessaria della società che ho descritto. Mille volte estirpata, rinascerà mille volte. (Pasquale Villari, Lettere meridionali, 1885) a cura di Massimo Adinolfi

Il governo dei tecnici secondo Croce

L’ ideale che canta nell’anima di tutti gl’imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, è quello di una sorta d’areopago, composto di onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese. Entrerebbero in quel consesso chimici, fisici, poeti, matematici, medici, padri di famiglia, e via dicendo, che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e il personale disinteresse, e, insieme con ciò, la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana, che non sia per altro la politica propriamente detta: questa invece dovrebbe, nel suo senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza, come si dice, tecnica. Quale […]

Il principio della libertà morale

Tuttavia un criminale se la passa bene, a fronte del faticoso lavoro mentale a cui costringe i dotti. L’imputato si giova semplicemente del fatto che in natura i passaggi dalla salute alla malattia sono sdrucciolevoli; mentre il giurista in tal caso deve sostenere che «i motivi positivi e negativi in rapporto alla libera autodeterminazione o all’intendimento del carattere delittuoso dell’azione si intrecciano e si equilibrano a tal segno che secondo tutte le regole del pensiero ne deriva soltanto un giudizio problematico». Il giurista infatti per ragioni logiche tiene sempre presente che «nei confronti della stessa azione non si può mai ammettere un miscuglio di due stati» e non concede che «il principio della libertà […]

Coraggiosi e temerari

Chi eccede nell’essere ardimentoso nelle cose temibili è temerario. Ed è opinione corrente che il temerario è anche millantatore ed incline a far ostentazione di coraggio. Il fatto è che questi vuol apparire come il coraggioso si comporta riguardo alle cose che danno spavento: e pertanto, nelle circostanze in cui può, lo imita. Per questo, la maggior parte di loro è costituita da vili che fanno i coraggiosi. Infatti fanno gli audaci in queste circostanze, ma non affrontano a piè fermo le cose che fanno veramente paura […]. Le stesse cose costituiscono dunque il dominio del vile del temerario e del coraggioso; ma essi si comportano diversamente in relazione ad esse: i primi infatti […]

L’oracolo che possediamo in noi stessi

Non dipende semplicemente dalla naturale pigrizia, bensì anche dalla vanità degli uomini (da una malintesa libertà), il fatto che coloro che hanno di che vivere, non importa se nella ricchezza o parcamente, si ritengano superiori rispetto a coloro che invece per vivere debbono lavorare. L’Arabo, al pari del Mongolo, disprezza l’abitante della città e si sente superiore a lui, perché il girovagare nel deserto con i suoi cavalli e le sue pecore è più piacevole del lavoro. Il Tunguso crede di scagliare una maledizione tra il capo e il collo del fratello, dicendogli: «Che tu possa allevare da te il tuo bestiame come il Burate!». Questi respinge la maledizione e risponde: «Che tu possa […]

Tre umani costumi

Osserviamo tutte le nazioni così barbare come umane, quantunque, per immensi spazi di luoghi e tempi tra loro lontane, divisamente fondate, custodire questi tre umani costumi: che tutte hanno qualche religione, tutte contraggono matrimoni solenni, tutte seppelliscono i loro morti; né tra nazioni, quantunque selvagge e crude, si celebrano azioni umane con più ricercate cerimonie e più consegrate solennità che religioni, matrimoni e sepolture. Ché, per la degnità che «idee uniformi, nate tra popoli sconosciuti tra loro, debbono aver un principio comune di vero», dee essere stato dettato a tutte: che da queste tre cose incominciò appo tutte l’umanità, e per ciò si debbano santissimamente custodire da tutte perchè ‘l mondo non s’infierisca e […]

La giustizia e la forza

E’ giusto che quel che è giusto sia accettato, è necessario che quello che è più forte sia accettato. La giustizia senza la forza è impotente, la forza senza la giustizia è tirannica. La giustizia senza la forza è contraddetta, poiché vi sono sempre dei malvagi. La forza senza la giustizia è messa sotto accusa. Bisogna dunque mettere insieme la giustizia e la forza, e perciò fare che ciò che è giusto sia forte o che ciò che è forte sia giusto. La giustizia è soggetta a contestazione. La forza è riconoscibilissima e senza contestazione. Così non si è potuto dare la forza alla giustizia, perché la forza ha contraddetto la giustizia dicendo che […]

Una questione pendente

Valente uomo, io ho da più persone inteso che tu se’ savissimo e nelle cose di Dio senti molto avanti; e perciò io saprei volentieri da te quale delle tre leggi tu reputi la verace, o la giudaica o la saracina o la cristiana. Il giudeo, il quale veramente era savio uomo, s’avvisò troppo bene che il Saladino guardava di pigliarlo nelle parole per dovergli muovere alcuna quistione, e pensò di non potere alcuna di queste tre più l’una che l’altra lodare, che il Saladino non avesse la sua intenzione. Per che, come colui al quale pareva d’aver bisogno di risposta per la quale preso non potesse essere, aguzzato lo ‘ngegno, gli venne prestamente […]