Bach in chiave black metal

Un affaticato cigolio per introduzione. Un coro in accompagnamento. Un break di percussioni, improvviso sussulto metallico avvinto a echi di musica cameristica. Al culmine, evoluzione affatto forzata, fuga d’organo e ascesa al sublime: Johann Sebastian Bach suonato in chiave black metal; il movimento finale della “Toccata e Fuga in Re minore” che s’innalza dal cuore della foresta più nera a lambire l’algida luce lunare. E’ “It Is Not Sound”, una delle tracce migliori di “Blood Inside”, ultima fatica dei norvegesi Ulver, band metal tra le più originali, poliedriche e innovative dell’intera scena. Fondati nel 1993 dal vocalist Khristoffer G. Rygg (noto anche come Garm e Trickster G. e per le collaborazioni con Borknagar e […]

La Muerte dei Gorefest

Welcome to the age of make believe / Fuck the poor and hail the thief / Live the dream of your own creation / A hell on earth, with no salvation”. I Gorefest – dal cui nuovo lavoro, “La Muerte”, sono tratti questi versi di “The New Gods” – provengono da Zeeland, Olanda. La prima line-up data 1989: accanto ai fondatori Jan-Chris De Koeyer (voce e basso) e Frank Harthoorn (chitarra) ci sono le meteore Alex Van Schaik (seconda chitarra) e Mark Hoogendoorn (batteria). Più volonterosi che tecnici, i Gorefest incidono dopo nemmeno due mesi un demo che li impone all’attenzione della scena death, grazie soprattutto alla cavernosa ugola di De Koeyer, particolarmente adatta […]

Nessuna pietà per la maggioranza

Duri e impuri, artefici di un sound che rifiuta ogni compromesso accettandoli tutti, i tedeschi Kmfdm (Kein Mitleid Für Die Mehrheit, ovvero Nessuna Pietà Per La Maggioranza) dell’eclettico Sascha Konietzko possono rivendicare d’essersi mossi tra i primi nei territori del genere industrial, per affinare negli anni uno stile personale che è prodotto non dalla somma degli ingredienti ma dal loro scontro: rumorismo industrial, rilassatezze dance, accelerazioni techno, assalti hard e metal, improvvise accelerazioni punk, spiazzanti decelerazioni prog ed elettroniche: tutto confluisce nel pentagramma del gruppo dove viene masticato più che rielaborato, attraverso una cura a base di severi ritmi dub, industrial e metal. Dominio e abuso dei sintetizzatori, voci raramente non filtrate, il sound […]

La crisi dei valori nel metal

Per scongiurare la morte, l’homo sapiens la congeda. Per evitare di dover risolvere il problema, lo cancella” (Michel Onfray, Trattato di Ateologia). Si dibatte spesso, negli ultimi tempi, riguardo l’atteggiamento della moderna società occidentale nei confronti della morte; ed è opinione prevalente che si sia ormai rimosso o si cerchi di rimuovere l’argomento, con il solo risultato di produrre ulteriore alienazione, di perdere in umanità; di privarsi di una “cultura della morte” che sia anche “cultura della vita”. L’edonismo consumista, la perdita delle radici e la crisi dei valori ci avrebbero resi imbelli e immaturi. Questo sarebbe il frutto acerbo della cultura occidentale e della modernità: la rimozione della morte. E la conseguente svalutazione […]

Il sud del metal

Stessi ingredienti: brutalità, feroce determinazione, velocità, estremismo sonoro. Differenti attitudini e latitudini: giovani di belle speranze i primi, dalla San Antonio del Texas presidenziale; più maturi e cronicamente alieni da qualsiasi concetto di speranza i secondi, intenti a riemergere di quando in quando dalle amate paludi della Louisiana. Differenti generi e risultati: gli esordienti Gored (trasformazione in verbo del genere musicale?) si iscrivono volontari alla scena brutal-death-gore, mini-girone infernale in crescita sotterranea; i veterani Eyehategod (sì, avete letto bene) adepti di un heavy-noise che non cerca di imitare la sofferenza, la ricrea. L’accostamento, casuale nella più o meno contemporanea uscita delle due band, trova una ragion d’essere concreta proprio nella opposta e speculare prospettiva […]

The Fuse

Fornitori di un hardcore di qualità per le giovani masse suburbane”. Così, con una punta di bencelato snobismo, l’autorevole Rolling Stone Usa marchia i Pennywise. Giudizio ingeneroso e circonstanziato nello stesso tempo. Infatti, non è possibile scindere la band dall’immagine di alfieri della scena skate-punk – con ovvio contorno iconografico – e proprio per questo è facile indovinare quale sia il target sociale di riferimento. Questo non toglie, per contro, che i Pennywise abbiano un riscontro commerciale e di fama inferiore a quello di contemporanei ed epigoni quali Green Day, NoFx, Offspring, Blink 182. Pur essendo uno dei gruppi di punta del rilancio punk anni ’90 (con radici molto più eighties della media), non […]

Quando venti estati saranno passate

A volte penso sia una perdita di tempo / ascoltare quello che stai urlando, una pantomima senza parole / Non lo vedi? Predichi ai sordi / Mi anneghi nel tuo punto di vista / Le tue opinioni sono tue, io ho le mie / E quello che penso non significa nulla, per te”. Un’attitudine diffusa, di questi tempi. Uno stato d’animo; la percezione oppressiva d’una società malata e sorda al suo stesso disagio. Lo stato del mondo, insomma. “State Of The World Address” è il titolo dell’album da cui sono tratti questi versi (da “Cornered”): pubblicato nel ‘94, è stato e rimane il paradigma della band che lo ha inciso, tanto dal lato musicale […]

Il ritorno del lupo

A due anni esatti dal precedente “Monument” (’03), gli svedesi Grand Magus pubblicano il nuovo lavoro “Wolf’s Return”, anch’esso registrato durante la stagione invernale presso il Resync Studio di Stoccolma. Formazione immutata con il capitano JB (da tempo impegnato anche con gli Spiritual Beggars dell’ex-Carcass Michael Amott) alla voce e alle chitarre, il bassista Fox e il batterista Fredrik alla sezione ritmica. Di nuovo c’è che i tre nordici imprimono al loro sound una maggiore velocità, virando verso atmosfere contigue tra metal e doom: l’iniziale “Kingslayer” cattura con un riff invero accattivante e l’incedere classico del singolo; “Nine” e “Repay In Kind” (quest’ultimo forse il brano migliore della raccolta) ripetono lo schema, mentre la […]

Under Cover

Please allow me to introduce myself / I’m a man of wealth and taste / I’ve been around for a long, long year / Stole many a man’s soul and faith / And I was ‘round when Jesus Christ / Had his moment of doubt and pain / Made damn sure that Pilate / Washed his hands and sealed his fate”. Una presentazione inconfondibile, infernalmente allusiva. A pronunciarla, questa volta, non è la voce nasale a cui di diritto è associata: quest’altra voce ha un timbro meno pastoso e più chiaro; meno potente ma molto, molto più metallico. Questa voce è metallica. E’ familiare e remota a un tempo, curiosa e disturbante. Le metafore […]

Burzum

Ci sono incubi che sembrano non avere mai fine. Suggestive superstizioni, confortevolmente irrazionali e dunque ardue da sconfiggere. A volte, tutto questo può concentrarsi in un’unica persona, in un’unica mente. A volte, può assumere la forma di una voluta discesa agli inferi, un’accurata ed entusiastica ricerca di oscurità etica e morale. Un viaggio dal quale non si ritorna, se non con l’ossessione sanguinosa di voler estendere quell’oscurità come una piaga “purificante”. Rinchiuso in una cella della prigione di Trondheim, Norvegia, il peggior incubo musicale e ideologico della vecchia Europa, ristretto ma non domo, prosegue la sua guerra: nato a Bergen, l’11 Febbraio del 1973, Varg Vikernes, creatore del progetto Burzum e noto nella scena […]