Mi sono fatto l’idea che una piccola cosa come il congresso dei Ds del Lazio abbia rappresentato lo scontro fra due modi di fare politica. E quindi anche di concepire il Partito democratico. Da una parte c’è chi attribuisce valore alle storie politiche che tentano di confluire nel Pd, tentando di portarci il modo in cui queste storie si sono organizzate nella società. Per costoro non è un problema, peraltro, fare congressi ds e poi anche dedicarsi, all’esterno, al movimento dei cittadini che vogliono entrare nel Partito democratico…
Ci sono almeno tre modi diversi, per cavare grande sollazzo per alcune ore dalla lettura dell’ultimo libro di Massimo Mucchetti – “Il baco del Corriere”, edito da Feltrinelli al costo di 14 euro. Il primo, naturalmente, è di andare al sodo della proposta avanzata dal vicedirettore ad personam del Corriere: dimostrato – e Mucchetti lo dimostra, eccome se lo dimostra, cifre alla mano di tutte le compagini proprietarie dai Crespi in avanti – che i padroni del Corriere di volta in volta sono stati assai più tentati dal controllo a fini di potere o magari per scaricarci perdite proprie…
Le ragioni e i confini della sovranità politica sono in tumultuosa trasformazione nel mondo di oggi. Sotto la spinta di fenomeni epocali – raggruppati in modo semplicistico e un po’ ideologico nel termine “globalizzazione” – tali ambiti sono mutati, anche se non tanto in modo formale (i confini degli stati sono sempre quelli) quanto in modo sostanziale e materiale. Esemplificazione massima di questo fenomeno sono appunto le elezioni americane…
Su Umberto Galimberti e sul suo intervento a proposito della scuola italiana pubblicato domenica su Repubblica se ne potrebbero dire tante. Si potrebbe, ad esempio, notare l’uso un po’ stucchevole e sintatticamente discutibile (ma forse qualche suo ammiratore lo considererebbe “oracolare”) di frasi che cominicano con “ma” ed “e”. Si potrebbe anche ragionare su come spesso i filosofi si compiacciano di trasformarsi in tuttologi…
Ringrazio Ignazio Vacca e Marco Beccaria per l’attenzione che hanno dedicato al mio intervento su Left Wing (“L’eredità di Ruini”) e al mio libro sul “partito di Dio”. E dico subito che giudico un segno dei tempi (appunto!) che questa discussione avvenga qui, su Left Wing, e non in una sede, su un sito magari non ufficiale, ma almeno ufficioso, dissenziente, insomma in qualche modo ricollegabile all’arcipelago cattolico…
L’analisi della storia politica della Chiesa italiana negli ultimi vent’anni che Marco Damilano ha proposto nel suo intervento su Left Wing due settimane fa, richiamata settimana scorsa dalla recensione del suo libro “Il partito di Dio” a firma di Ignazio Vacca, è certamente rigorosa sul piano storico e si può sintetizzare così: gli anni Novanta e il governo ruiniano della Chiesa italiana hanno portato a un mutamento di rotta e al sostanziale smantellamento della posizione montiniana, fucina, cattolico-democratica entrata in crisi già sul finire degli anni Settanta…
Il Medio Oriente, scosso dalle fondamenta nel 2003 dall’intervento in Iraq – oggi al centro dell’attenzione dell’elettorato Usa che si appresta alle elezioni di mid-term del 7 novembre – è in una pericolosissima situazione di stallo: sono stati distrutti gli assetti preesistenti ma non ne sono stati ricostruiti di alternativi sufficientemente robusti. Fermo a mezz’aria, il Medio Oriente deve quindi al più presto riavviare i motori e uscire dallo stallo se non vuole precipitare, appesantito dal carico di crisi che ha a bordo: quella israelo-palestinese, quella arabo-israeliana, lo scontro…
C’è molta confusione sul concetto di comunicazione politica. A proposito del governo Prodi e della Finanziaria, per esempio, si dice che ci sono stati errori di comunicazione. La stessa cosa si era detta per altri provvedimenti del governo Berlusconi, una coincidenza che non è certo un buon segno né un segno di discontinuità; un mal comune che non fa mezzo gaudio. Che cosa sarà mai dunque questa sempre evocata e mai da nessuno compiutamente governata “comunicazione politica”?
Marco Damilano, nel suo “Il partito di Dio” (Einaudi 2006) compie una ricognizione della situazione attuale della Chiesa italiana attingendo ai canoni dell’analisi politica. Il libro è infatti un reportage giornalistico di fine mestiere sulla “nuova galassia dei cattolici italiani”. In realtà la crosta sottile del confezionamento professionale fa trapelare di frequente l’appassionata militanza dell’autore, dalla parte dei cattolici democratici, nella lunga battaglia politica che ha attraversato tre decenni di vita della Chiesa italiana…
Un anno fa le primarie. Le file, le fotocopie per le schede, lo stupore. Piazza Santi Apostoli, a sera, occupata da forze dell’ordine e giornalisti. E il “popolo delle primarie”, fuori dalle transenne, desideroso di festeggiare. Il corpo elettorale aveva reagito alla sollecitazione in maniera inaspettata, come il corpo di un paziente da lungo tempo in coma, che si risveglia all’improvviso…
Se il Medio Oriente è in subbuglio, e lo è davvero, questo accade perché sta ridefinendo la propria identità. Del resto, non poteva essere altrimenti, sotto la spinta di una guerra come quella irachena, l’ascesa degli sciiti e la conseguente forza anche elettorale acquisita dall’Islam politico radicale. E nel Medio Oriente definire le identità significa insieme definire i confini. Non solo quelli tra gli stati e tra le etnie…