Tintinnar di sciabole e frusciar di faldoni

Quando la Procura di Roma (eravamo ad aprile del 2017) accusò il capitan Scafarto di aver condotto e pasticciato indagini contro piuttosto che su Tiziano Renzi, a noi di una certa età vennero subito in mente il tintinnare di sciabole golpiste del 1965, l’arresto di Francesco Ippolito (che stroncò le prospettive del nucleare in Italia), l’arresto di Baffi e Sarcinelli, i capi della Banca d’Italia, che si opponevano a Sindona (il magistrato si chiamava Alibrandi). Tutte occasioni in cui settori dello Stato hanno usato il loro potere contro altri settori dello Stato, in chiave di lotta partigiana (con la p minuscola). Scontri che esistono da sempre e sempre esisteranno (e di certo molteplici se […]

Lo share del popolo

Nelle ultime cinque settimane di programmazione la Rai tra le 19 e la mezzanotte, rispetto al medesimo periodo del 2017, ha raggiunto il 37,6% degli ascolti (+1%) e La7 il 5% (+1,5%). Ha perso essenzialmente Mediaset (-2%), e marginalmente Discovery (-0,3%). Nel frattempo il tempo dedicato in media alla televisione si è contratto, come dimostra il calo degli spettatori medi (-500.000 rispetto ai 20,6 milioni della stagione passata). A guidare la discesa è stato il pubblico femminile, con la scontata eccezione delle classi di età più anziane. E le perdite si concentrano in Lombardia, Veneto e Sicilia. Guarda caso, la connotazione femminile e il radicamento in quelle tre Regioni sono una caratteristica antica, quasi fondante, […]

Il gioco di Baricco è un futuro al presente

Non vi sarà sfuggito che qualche giorno fa è uscito il nuovo libro di Alessandro Baricco: che facciate parte del vasto gruppo di eternamente infastiditi dalla sua sola e semplice esistenza in vita o siate perdutamente innamorati della più bella coppia di avambracci della letteratura italiana (per quel che conta: io faccio parte della seconda categoria, arrivando alla perversione di non perdermi nemmeno una delle sue lectures e di apprezzare tutta la sua produzione, in particolare quella saggistica) difficilmente non vi siete imbattuti in una qualche forma di promozione di The Game – un banner, una manchette, un’intervista a Vanity Fair, un passaggio radiofonico da Massimo Giannini. Non che ci sia da stupirsene, Baricco […]

La fiera delle credibilità

Supponete che – voi a New York sullo smartphone e Mr. Sausages a Detroit, davanti alla tv in tinello – stiate entrambi seguendo l’audizione Kavanough. È un giurista cinquantenne e reazionario che i Repubblicani (Trump lo ha indicato) vogliono alla corte suprema (incarico a vita) neanche fosse il cda Rai. Il Senato, neanche fosse la commissione di Vigilanza, lo ascolta come di rito prima di deliberare. Quand’ecco che compare una donna, Mrs. Blasey, compagna di college del tempo che fu, che racconta di avere sperimentato a proprie spese come il Nostro avesse due vizi: 1) ubriacarsi; 2) stuprare. Nell’ordine. La donna appare assai posata e chiaramente vuole evitare che la corte finisca in mano […]

Sotto il peso del buon senso

Un’idea ci insegue (peraltro già accettata in molta pubblicistica anglosassone) ed è che le generazioni cresciute con internet siano, rispetto ai loro genitori e nonni, meno interessate alla democrazia e più convergenti verso l’autoritarismo, a partire dal nesso fra “fatti” e “verificabilità” ovvero dal tema della “Verità”. Gli autoritari d’oggi, a differenza dei loro truci antecedenti, non pare abbiano una verità da imporre, avendola sostituita col “buon senso”, che adoperano come una tavola per fare il surf sulle “filter bubbles” generate dalle logiche stesse dei social network. E surfando incontrano i giovani millennials, quelli che crescono coi social, sicché mentre gli anziani di oggi “accomunavano” le individualità condividendo la medesima tv, essi costantemente si diversificano […]

Populismo fra networking e broadcasting

La7 ha tenuto bordone al populismo? Lo chiedono a Lilly Gruber che devia la mira “all’intero sistema dei media, dove la cosiddetta antipolitica, madre di tutti i populismi, ha trovato ampia rappresentanza”. E qui, immaginando che il riferimento sia al profluvio dei talk show, concordiamo perché sappiamo che da quelle parti si inizia, magari, volendo decifrare l’Aria che tira, ma ci si rassegna presto a mettersela in poppa. E da questo punto di vista parleremmo di affinità elettiva fra broadcaster e populismo. Ma un divorzio potrebbe avvenire per due ordini ragioni. La prima ragione è che gli stessi media che hanno cavalcato l’ampia e maestosa onda, saranno velocissimi a concentrarsi sullo tsunami al punto di […]

Schieramenti televisivi

Da quest’anno alle 20.30 La7 si rispecchia nella versione Rete4 di se stessa. In Onda e Stasera Italia hanno ottenuto nei primi giorni della settimana praticamente gli stessi risultati, attorno al 6%, oltre a spettatori parimenti fedeli che si sono visti in media la metà dell’intera durata dei programmi. La differenza tra le due platee non è né territoriale fra Nord, Centro e Sud, né generazionale, ma socioculturale. A trainare La 7 sono i laureati e i diplomati alle superiori, con percentuali triple rispetto ai titoli di studio inferiori, mentre per Rete 4 vale esattamente il rovescio. In soldoni, non ci sono state migrazioni rispetto alle caratteristiche da tempo conosciute di entrambi i pubblici. E […]

Sinistra fluttuante

Senza mappe socioculturali non è possibile pensare la politica nella società di massa. Il difficile del momento attuale è che le articolazioni economico-sociali fissano molto meno d’un tempo l’attività e mentalità dei singoli individui. Del resto, le innovazioni tecnologiche e/o organizzative hanno risucchiato i mestieri e allargato al mondo intero il campo dove si gioca la sorte e il senso delle vite. Scomparendo la forza di gravitazione dei mestieri e dei rapporti di produzione gli individui che vi poggiavano i piedi sono divenuti molecole fluttuanti, ma in misura assai diversa fra sinistra e destra. Nel lato della società dove cresceva la sinistra c’è, per quanto percepiamo, un universo gassoso, dove le molecole collidono a […]

Frutti di stagione

La Tv dei Ragazzi, ovvero Propaganda Live, raro esempio di programma dai protagonisti rigorosamente maschi anche se non (forse) maschilisti, è il successo di stagione. È partita in autunno con mezzo milione di spettatori e ha terminato ben oltre il doppio, in parte trascinando gli affezionati del fu Gazebo di Rai Tre, in parte disputandosi i telecomandi con Crozza, in molta parte convincendo gli ultra cinquantenni che stanno più a lungo la sera davanti alla tv e dunque pesano maggiormente nelle sorti statistiche dell’audience. Al buon esito dell’impresa hanno contribuito, a parere nostro, due fattori: la scrittura e le elezioni. La scrittura ha progressivamente dismesso i narcisismi dell’esordio, dove loro ridevano molto, e noi a […]

Il populismo tra politica e tv

Ieri, mentre da molte parti, anche a Roma, si votava, percorrevamo via Enea, l’ombrosa traversa che dall’Appia conduce alla Tuscolana. Quartieri medi, certo non alti. Quand’ecco che sfioriamo una coppia di maschi adulti impegnati in fitta chiacchiera circa il senso dello spread. E, non bastasse, dopo pochi passi si fa incontro la signora che profferisce “Sì, Conte! Ma che non se li fanno i conti loro?” al marito che la segue gravato dalle borse della spesa. E alla svolta della Tuscolana uno che al telefonino sghignazzava “Conte, il Presidente, ah ah, che tutti ci invidiano” e subito ci ha uncinato con un: “che, non è d’accordo?”. Ne è seguito un rapido scambio dal quale […]