Scacchi, carte e parole

Considera ad esempio i processi che chiamiamo «giochi». Intendo giochi da scacchiera, giochi di carte, giochi di palla, gare sportive e via discorrendo. Che cosa è comune a tutti questi giochi? – Non dire: «Deve esserci qualcosa di comune a tutti, altrimenti non si chiamerebbero giochi» – ma guarda se ci sia qualcosa di comune a tutti. – Infatti, se li osservi, non vedrai certamente qualche cosa che sia comune a tutti, ma vedrai somiglianze, parentele, e anzi ne vedrai tutta una serie. Come ho detto: non pensare, ma osserva! (Ludwig Wittgenstein, Ricerche filosofiche) a cura di Massimo Adinolfi

Valori assoluti

Di una cosa non si può affermare e nemmeno negare che sia lunga un metro: del metro campione di Parigi. Naturalmente con ciò non gli abbiamo attribuito nessuna proprietà straordinaria, ma abbiamo soltanto caratterizzato la sua funzione particolare nel gioco del misurare con il metro. Possiamo esprimere ciò nel modo seguente: questo campione è uno strumento del linguaggio col quale facciamo asserzioni relative [alla lunghezza]. In questo gioco non è ciò che è rappresentato, ma è il mezzo della rappresentazione […]. Ciò che apparentemente deve esserci, appartiene di fatto al linguaggio. È un paradigma del nostro gioco: qualcosa con cui si fanno confronti. E constatarlo vuol dire fare una constatazione importante; ma resta una […]

Cielo, mio marito!

Diotima aveva scoperto in sé il male già noto dell’uomo contemporaneo, che si chiama civiltà. E’ uno stato fastidioso, pieno di sapone, di onde senza filo, del presuntuoso linguaggio simbolico delle formule chimiche e matematiche, di economia politica, di ricerca sperimentale e dell’inidoneità a una semplice ma elevata convivenza umana. E anche il rapporto fra la propria nobiltà spirituale e la nobiltà sociale, che imponeva a Dotima grandi cautele e le cagionava in mezzo ai successi qualche amara delusione, le parve sempre più congegnato com’è proprio non di un’era di cultura ma semplicemente di un’era di civiltà. Civiltà era, per conseguenza, tutto ciò che il suo spirito non poteva dominare. E perciò lo era […]

La cagione della rovina nostra

E perché molti sono d’opinione che il bene essere delle città d’Italia nasca dalla Chiesa romana, voglio contro a essa discorrere quelle ragioni che mi occorrono, e ne allegherò due potentissime le quali secondo me non hanno repugnanzia. La prima è che per gli esempli rei di quella corte questa provincia ha perduto ogni divozione e ogni religione; il che si tira dietro infiniti inconvenienti e infiniti disordini, perché così come dove è religione si presuppone ogni bene, così dove quella manca si presuppone il contrario. Abbiamo adunque con la Chiesa e con i preti noi italiani questo primo obbligo, di essere diventati sanza religione e cattivi; ma ne abbiamo ancora uno maggiore, il […]

Teologia

Il modo in cui una parola si capisce, questo le parole da sole non lo dicono. (Teologia). Ludwig Wittgenstein, Zettel (a cura di Massimo Adinolfi)

Il settimo sigillo

Come tutti quelli che sono stati in chiesa, in qualsiasi epoca, mi sono messo a osservare i dipinti al di sopra dell’altare, il trittico, il crocifisso, le finestre dipinte e gli affreschi. C’erano Gesù e i ladroni feriti e insanguinati; Maria appoggiata a Giovanni – ecco tuo figlio, ecco tua madre. Maria Maddalena, la peccatrice, chi se l’era scopata l’ultima volta? Il Cavaliere gioca a scacchi con la Morte, la Morte sega l’albero della vita, un poveretto terrorizzato è seduto su in cima e si torce le mani. La Morte conduce la danza verso la Terra Oscura, tiene la falce come una bandiera, tutti quanti ballano formando una lunga fila e dietro a tutti […]

Il più grande dolore del mondo

Contrariamente a ciò che le religioni insegnano, e le persone comunemente dicono, credo che l’angoscia della morte non sia angoscia dell’aldilà. Forse nel Medioevo e nelle società molto religiose era così, ma secondo me l’angoscia della morte non riguarda l’aldilà, bensì il passaggio da qualcosa a qualcos’altro. È l’angoscia di qualcosa di non rappresentabile: un’esperienza che non è stata mai fatta e che si fa sempre per la prima e l’ultima volta, giacché la prima è anche, insieme, l’ultima. È l’accesso a un ordine del tutto differente, o a niente del tutto. Quale può essere il più grande dolore del mondo? La più grande trasformazione del mondo? Non si tratta neppure di una trasformazione, […]

Marx come un classico

La storia del pensiero non pronuncia sentenze sommarie: questo è vero, questo è falso. Come ogni storia, essa ha decisioni sorde; rende inoffensive o imbalsama certe dottrine, le trasforma in «messaggi» o in pezzi da museo. Ce ne sono invece altre che mantiene in attività, non perché ci sia una miracolosa corrispondenza o adeguazione fra tali dottrine e una «realtà» invariabile – questa verità puntuale o disincarnata non è sufficiente e nemmeno necessaria perché una dottrina sia grande – ma perché esse continuano a parlare al di là degli enunciati e delle proposizioni, intermediari obbligati se si vuol procedere oltre. Sono questi i classici, i quali sono riconoscibili dal fatto che nessuno li prende […]

Il viso dell’embrione

Non v’è nulla al mondo di più significativo, nulla rende più sensibile il mistero dell’esistenza, del viso umano. Il problema della persona è legato in primo luogo al problema del viso. Il viso si presenta sempre come qualche cosa che rompe e interrompe il mondo obiettivato, come un raggio sfuggito dal mondo misterioso dell’esistenza umana che porta il riflesso dell’esistenza divina. È, prima di tutto, mercé il suo viso, che la persona entra in comunione con l’altra persona. La contemplazione del viso non ha nulla in comune con la contemplazione di un fenomeno fisico, costituisce un penetrare nell’anima e nello spirito. Il viso è la testimonianza che l’uomo è un essere integrale e non […]

Alcuni secondi di musica celestiale

Voi, elfi delle colline e dei ruscelli, dei limpidi laghi e dei boschi, e voi che correte sulle spiagge con piedi che non lasciano orme, inseguendo il flutto che si ritrae; voi minuscoli spiriti, che alla luce della luna segnate quei circoli magici da cui poi rifugge la pecora; voi che altra cura non avete se non di far spuntare i funghi a mezzanotte, che alla sera ascoltate con letizia il grave coprifuoco; voi, deboli come siete, mi avete aiutato a oscurare il meriggio, a scatenare dai loro antri impetuosi venti, a suscitare una rimbombante lotta tra il verde mare e l’azzurro cielo; ho acceso le formidabili folgori e spezzata la salda quercia di […]