Tv percepita

post-factum

Quest’anno, d’agosto, si porta il caldo “percepito”, che è quello di sempre, ma peggiorato dalla impazienza propria del momento storico. Quindi la colpa è nostra e non del caldo. Con la tv percepita i ruoli si invertono perché se le varie botteghe replicano idee, facce, formati, la percezione dell’insieme non resta uguale, ma peggiora. Perché la tv è innanzitutto un mezzo e un modo per raccontare. E i racconti, se qualche novità non interviene di tanto in tanto a ravvivarli, si perdono, come le acque del Giordano, nelle sabbie della noia. Questo, almeno, è quanto vale per la televisione lineare, quella legata alle fasi della giornata, con le campane dei notiziari qua e là, con l’access […]

Non ci resta che l’odio

post-factum

A Roma comanda il solleone e nel deserto d’autobus del capolinea di piazzale Clodio la signora sbracciata inveisce verso la casta della situazione (un omino col berretto a visiera che maneggia un foglio fitto di orari disattesi). Donna A: «Ce vorebbe er morto appeso pe’ li piedi! E allora vedi si nun arriva er mezzo». L’amica coglie l’assist e apostrofa l’autista giovane, grande, grosso e forzatamente sfaccendato: Donna B: «Vergognateve! Si nun la fate voi la rivoluzzione, che la dovemo fa’ noi vecchiette?». Omone: «Epperò voi non ve dovete incazzà quando noi se demo da fa». Donna B: «E che, dovemo solidarizza’ co’ voi, che ce lasciate a tera?». Così la peculiarità degli individuali […]

La discesa di Orfeo

post-factum

Joshua Green sul New York Times del 15 luglio annota che nonostante l’evidenza della mail circa i russi noleggiati per sputtanare Hillary, i seguaci di Trump non hanno fatto una piega. Il punto, congettura Johsua, è che le destre non sono più quelle di una volta perché, partiti dai loro nidi estremi, i club paranoici – dai nazi agli entusiasti religiosi – hanno fornito alla palude conservatrice lo spirito di crociata che andava cercando contro il progressismo e contro la corrosione dei valori, dei portafogli e dei mestieri antichi. E come capita nelle crociate, il fine assolve i mezzi, compreso il pappa e ciccia con lo storico e atomico avversario eurasiatico. Del resto in Italia […]

Come uscire dal Duopolio

post-factum

Francesco Siliato, nella sua rubrica sul Sole 24 ore di giovedì, puntualizza che metà dei costi dei programmi Rai sono coperti dal canone e non dalla pubblicità e che la star attira i ricavi pubblicitari nella stessa proporzione con cui una ciliegina contribuisce al valore della torta a cui sta in cima. Un doppio argomento immediatamente brandito dai mass media più importanti, a partire da Dagospia, per dare addosso a Fazio, la ciliegia, e Orfeo, il pasticcere, corifei del nesso fra compensi e pubblicità e omissivi sul ruolo svolto dal canone. Il lato utile, anche se incidentale, di tanta polemica, infervorata dalla coincidenza con i ballottaggi, sta nel richiamare gli sguardi sul ruolo del canone […]

Tempi di colombe

post-factum

Incrociando le statistiche dell’Auditel con quelle dell’Istat risulta che se l’occupazione sale l’ascolto tv scende, e la ragione è chiara: chi sta al lavoro non guarda la tv, mentre chi è senza lavoro soggiorna più a lungo in casa ed è costretto ad accontentarsi della compagnia della tv. Questo, di certo, è quanto è avvenuto dalla crisi in poi. Sul fronte dell’occupazione la più recente rottura al ribasso risale all’autunno del 2012, nel pieno delle politiche di austerità. E non per caso è allora che si gonfia il voto di protesta che, ingigantendo M5S provocherà la non vittoria del Pd alle politiche di fine 2013. E le cose continueranno ad andare di male in peggio […]

L’iceberg sotto il caso Fazio

post-factum

Nella questione del re-ingaggio di Fabio Fazio si incrociano nodi di sistema che vanno molto al di là  della congruità fra compenso e persona. La sorpresa è che se ne parli. Al punto che Michele Anzaldi ― in genere opinabile, ma stavolta concreto e razionale (non è mai troppo tardi, anche per un Segretario della Vigilanza) ― ha allestito una bozza di provvedimento (la leggevamo ieri su Repubblica) che, al di là della questione “tetti” relativa ai compensi delle star, sembra mirare al sodo e cioè al rapporto fra la Rai e i fornitori di produzioni di intrattenimento. Perché l’iceberg da cui spunta “Fazio” è la pluridecennale espropriazione della sovranità aziendale, frutto non del “degrado”, ma del […]

Omini coi baffi in tv

post-factum

In questi tempi di populismi il pensiero corre a Hitler, tant’è che National Geographic offre da qualche mese su piattaforma Sky una serie davvero notevole di repertori sul nazismo e connessi stupori per le grandi battaglie, le incredibili fortezze, le immaginifiche coreografie. Nazismo in cinemascope. Santoro invece (con M di giovedì 22, che si concluderà la sera del 29) ha cercato di scavare nelle analogie fra l’allora e l’oggi e di usare il microscopio per cogliere i dettagli politici e biografici del collasso della democrazia in uno dei paesi guida del mondo. Volendo capire quanto conta il contesto storico, economico e sociale e quanto la persona, omino coi baffi o in felpa che sia. Cosa […]

Regole di ingaggio

post-factum

Caro Ministro Minniti, siamo totalmente favorevoli alla sua politica di accoglienza che ci pare sia ferma sia attiva, nonché alla concessione dello ius soli nei termini, per il poco che ne capiamo, previsti dalla legge che si sta facendo strada al Senato. Detto questo, siamo anche completamente d’accordo con il Giuliano Ferrara che ieri lamentava la zuccherosità della comunicazione “a favore”. Perché, anche se detestiamo le maschere pubbliche di Salvini e Grillo, non pensiamo che attorno allo ius soli sia in corso il derby fra buoni e cattivi, ma che piuttosto abbiamo a che fare con problemi grossi ai quali ognuno reagisce come sa e come può. E quello zucchero non tempera affatto l’allarme […]

La guerra dei socialbot

post-factum

Gran parte della nostra esistenza quotidiana sarà presto mediata dai robot: automobili a guida automatica, elettrodomestici che spolverano, frullatori che vorticano la frutta in poltiglia, ma prima avviano le bucce al sacchetto dell’umido (da lì in poi dovrebbe pensarci la Raggi). Così guadagneremo – se non smarriamo le password – più tempo per l’attività cui, per istinto di branco, principalmente aneliamo: comunicare. Comunicazione sentimentale (tipo amori, affetti); comunicazione dialogica, per incrociare, come i cervi le corna, le opinioni correnti circa Iddio, il Ragù, il Medio Oriente, Montalbano, la Casta e Barbara d’Urso. E qui, dove comanda l’opinione, si sa che ciascuno è il robot di se stesso perché rifrigge la “cultura” che gli fa da […]

Se si sgonfia la bolla della rabbia

post-factum

Le amministrative di ieri, al di là di tante analisi, suggeriscono l’idea che si sia abbassato il fuoco sotto il pentolone della società italiana. Ed è probabile che ciò stia avvenendo per modifiche nei fattori strutturali, essenzialmente economici, che quel fuoco avevano fatto divampare. A partire dalla crisi Lehman Brothers con conseguente disoccupazione, oscuramento delle prospettive di individui e famiglie, blocco dell’ascensore sociale, trascinamento in basso del ceto medio. A supporlo siamo indotti – prima che dalle statistiche dell’Istat, che pure mostrano da qualche tempo indicatori occupazionali e di fatturato di segno positivo – dal ritorno della platea televisiva alle dimensioni del 2009, cioè prima della crisi, dopo il rigonfiamento di circa il 10% che […]