Cartoline dall’opposizione

L’assurdo dibattito di questi giorni su quello che dovrebbe o non dovrebbe fare il Pd dimostra anzitutto quanti imprevisti e perniciosi effetti collaterali ha avuto la sua lunga permanenza al potere in governi di larghe intese, e il conseguente abuso, da parte degli stessi democratici, di una certa retorica della responsabilità. Prigioniero del ruolo, il Pd è diventato come uno di quei genitori di cui i figli non smettono un minuto di dire peste e corna, ben sapendo

Intellettuali del Pif

Tra tante importanti voci del giornalismo e della cultura impegnate nello spiegare a reti unificate quale debba essere la linea del Pd, l’autorevole Pif ha detto in un video, più chiaramente di tutti, quello che gli altri hanno solo pudicamente accennato: «Avete governato con Alfano e Verdini, e adesso fate storie per il Movimento 5 Stelle?». Contributo prezioso, perché mostra senza infingimenti il retropensiero di tanti interessati corteggiatori

Equifascismi

L’estate scorsa a Charlottesville, Virginia, un neonazista si è lanciato con l’auto contro un corteo antirazzista e ha ucciso una giovane donna, Heather Heyer. Ma quando il presidente Trump, riferendosi alle contrapposte manifestazioni dei suprematisti bianchi da un lato e degli antirazzisti dall’altro, ha parlato di ragioni e torti da «entrambe le parti», tutti i grandi giornali del paese hanno alzato la voce per gridare che il presidente degli Stati Uniti

Razzisti

«Razzo!», usava esclamare quando era piccola – e arrabbiata – una nostra nipote, stringendo i pugni e battendo i piedi, per quel ben noto processo mentale che riconduce istintivamente l’ignoto al già noto, l’espressione orecchiata per caso al termine più familiare, e sempre ci rassicura nelle nostre poche e malferme certezze.

Sincerità

Prima vennero fuori le intercettazioni manipolate dalle forze dell’ordine allo scopo di arrestare il padre dell’allora presidente del Consiglio, e non dissi niente perché Renzi mi era antipatico. E così, invece di denunciare le trame eversive di apparati deviati, gridai anch’io che il vero scandalo erano le manovre per ottenere un appalto che non fu ottenuto, attraverso incontri che non si tennero, per un affare che non fu fatto: per una vicenda, in breve, che non si è mai verificata.

Leader

Sulla scheda elettorale, a quanto pare, l’elettore di centrosinistra troverà il simbolo del Pd, quello di «Più Europa con Emma Bonino» e quello di «Liberi e Uguali con Pietro Grasso». Indovini ora il lettore in quale di questi tre partiti, per cominciare bene la campagna elettorale, si sia aperta la polemica sul rischio di diventare un partito del leader.

Nazistically correct

Assieme a molte altre cose molto più tristi e molto più gravi, la sconcertante dichiarazione pronunciata ieri da Matteo Salvini sui fatti di Como ci insegna una cosa importante sul linguaggio politico. Il segretario della Lega, infatti, ha detto testualmente: «Certo che entrare in casa di altri non invitati non è elegante, ma il tema dell’invasione dei migranti sottolineato dagli skinheads è evidente». Che è un modo piuttosto singolare, ne converrete, per commentare l’irruzione squadrista

Copioni

Può darsi che le prossime elezioni segnino davvero la fine di Renzi, come auspicano molte delle numerose forze politiche e dei numerosissimi leader che oggi si propongono, ciascuno per suo conto, di riunificare la sinistra. Resterà invece ancora a lungo, e continuerà a produrre molti dannosi equivoci, comunque vadano le elezioni, il ricordo di autorevoli dirigenti della sinistra che dopo aver contestato in ogni modo l’idea di abbassare le tasse anche ai ricchi, quando per la prima volta

Simboli

Scrive Repubblica che la nascente lista Mdp-Si-Possibile sta elaborando per le elezioni un simbolo con il nome del presidente del Senato. Una mossa cui l’altra e non meno unitaria lista della sinistra di Campo Progressista (per gli amici: Pisapia) starebbe pensando di rispondere mettendo nel simbolo il nome della presidente della Camera. Capiamo l’esigenza di combattere con strumenti adeguati la nobile battaglia contro la personalizzazione della politica e l’incultura istituzionale prodotte dal renzismo.

Maximalisti

«Il momento è solenne, l’ansia gioiosa è quella che precede una nascita: si scopre il simbolo della nuova sinistra», scrive su Repubblica di oggi Goffredo De Marchis. Nella sede di via Zanardelli è riunito lo stato maggiore di Mdp. Dall’altra parte, collegato via Skype, c’è Oliviero Toscani. Ma quando finalmente il logo viene mostrato, cala un silenzio di tomba. Tre lettere in rosso su fondo bianco: MAX. Tutti pensano la stessa cosa.