Copioni

Può darsi che le prossime elezioni segnino davvero la fine di Renzi, come auspicano molte delle numerose forze politiche e dei numerosissimi leader che oggi si propongono, ciascuno per suo conto, di riunificare la sinistra. Resterà invece ancora a lungo, e continuerà a produrre molti dannosi equivoci, comunque vadano le elezioni, il ricordo di autorevoli dirigenti della sinistra che dopo aver contestato in ogni modo l’idea di abbassare le tasse anche ai ricchi, quando per la prima volta

Simboli

Scrive Repubblica che la nascente lista Mdp-Si-Possibile sta elaborando per le elezioni un simbolo con il nome del presidente del Senato. Una mossa cui l’altra e non meno unitaria lista della sinistra di Campo Progressista (per gli amici: Pisapia) starebbe pensando di rispondere mettendo nel simbolo il nome della presidente della Camera. Capiamo l’esigenza di combattere con strumenti adeguati la nobile battaglia contro la personalizzazione della politica e l’incultura istituzionale prodotte dal renzismo.

Maximalisti

«Il momento è solenne, l’ansia gioiosa è quella che precede una nascita: si scopre il simbolo della nuova sinistra», scrive su Repubblica di oggi Goffredo De Marchis. Nella sede di via Zanardelli è riunito lo stato maggiore di Mdp. Dall’altra parte, collegato via Skype, c’è Oliviero Toscani. Ma quando finalmente il logo viene mostrato, cala un silenzio di tomba. Tre lettere in rosso su fondo bianco: MAX. Tutti pensano la stessa cosa.

Spiritosi

Riassumendo: per i grandi direttori di giornale, i più illustri editorialisti e una parte degli stessi dirigenti del centrosinistra, il fatto che uomini delle forze dell’ordine manipolassero il testo di intercettazioni telefoniche allo scopo di arrestare il padre del presidente del Consiglio è un episodio meritevole di approfondimento (sebbene non sempre di un commento), che comunque non può portare a giudizi sommari e generalizzati. Una mozione parlamentare critica con l’operato della Banca d’Italia è un atto eversivo.

I nuovi Tecoppa

Al Pd si possono muovere due critiche, ugualmente legittime: quella di aver salvato le banche in crisi per oscure ragioni di potere e quella di aver chiamato in causa Bankitalia per fare piena luce sulle crisi bancarie. Ma non entrambe.

Conferme

È antica consuetudine della sinistra italiana, sempre confermata dalla storia, che i «processi unitari» producano poca unità e molti processi.

Ipotesi di complotto

Ipotizzate per un attimo di vivere in un paese in cui si venga improvvisamente a scoprire che le intercettazioni che sembravano incastrare il padre dell’allora presidente del Consiglio – pubblicate da tutti i giornali – erano state manipolate, che il nome del padre dell’allora presidente del Consiglio in quelle telefonate non c’era, che ad aggiungerlo erano stati uomini delle forze dell’ordine i quali tra loro parlavano apertamente dell’importanza

Uniti

Tomaso Montanari e Anna Falcone, che poche settimane fa hanno riunito al teatro Brancaccio tutti i partiti, comitati e realtà associative intenzionati a dare vita, finalmente, a un grande soggetto unitario della sinistra, non hanno partecipato all’iniziativa promossa il primo luglio dal Campo progressista di Giuliano Pisapia, dal Movimento democratico progressista di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani, dalla Sinistra italiana di Nicola Fratoianni e Stefano Fassina

Un giorno

Un giorno, nei libri di storia, i nostri nipoti leggeranno di quando, proprio mentre si scopriva che le prove di un’inchiesta contro i famigliari dell’allora capo del governo italiano erano state manipolate dalle autorità per incastrarlo, i dirigenti del suo partito lo accusavano di essere «divisivo». «E come si chiamava quel partito?», domanderanno i ragazzi, increduli. «Democratico», risponderà, non meno incredulo, il professore.‎

Formalmente

La sconfitta delle coalizioni di centrosinistra in tante città dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che per vincere bisogna tornare a una coalizione di centrosinistra. Questa, almeno, è l’analisi prevalente in questi giorni sui giornali, nei commenti dei commentatori e nelle dichiarazioni dei dichiaratori. E se persino di fronte alla cristallina chiarezza di un simile ragionamento in voi un dubbio fosse rimasto, se ancora voleste insistere nel sostenere che tuttavia a perdere