Purché l’uomo solo resti al comando

Nel corso della storia abbiamo visto molte volte opposizioni chiamare il popolo alla rivolta contro un regime che negava libere elezioni, minoranze minacciare scissioni di fronte a maggioranze che rifiutavano di lasciare esprimere gli iscritti, gruppi dirigenti raccogliersi per costringere il leader a sottoporsi a un voto. Mai, a nostra memoria, si era vista un’opposizione che trama per lasciare gli oppressori al governo

I nuovi Don Abbondio

Con tutto quello che è emerso e sta emergendo a Roma, un gruppo di “intellettuali di sinistra”, da Alberto Asor Rosa a Tomaso Montanari, si mobilita per cosa? Per lanciare un appello a Virginia Raggi affinché lasci al suo posto l’assessore Paolo Berdini, vittima soltanto di «un incidente frutto di una desolante smania di “scoop” a ogni costo».

Rivelazioni

Scrive Paolo Mieli sul Corriere della sera che dal 1861 a oggi, nel nostro paese, una maggioranza di governo è stata sostituita dall’altra direttamente attraverso il voto degli elettori, invece che attraverso una manovra parlamentare, soltanto a partire dal 2001. E che questa tardiva conquista è andata in fumo già nel 2013. Indovinate perché?

Doroteismo 4.0

Dice oggi Dario Franceschini al Corriere della sera che «un conto è il giusto ricambio dei gruppi dirigenti, altra cosa è la capacità di essere inclusivi, specie davanti ai rischi che stiamo correndo». Per questo, suscitando subito l’entusiastico apprezzamento di Maurizio Gasparri e Maria Stella Gelmini, propone di spostare il premio di maggioranza dalla lista (cioè dal partito) alla coalizione. «Nel campo riformista – spiega – c’è un’area di centro che ha collaborato con i governi di Letta e Renzi,

Politica

Da anni Massimo D’Alema ama ripetere ai giornalisti che lui non si occupa di politica. In questi ultimi giorni, per la prima volta, ho avuto la netta impressione che dicesse la verità.

Capolinea

In un’intervista alla Stampa Emanuele Macaluso definisce affettuosamente le polemiche interne al Partito democratico come una «gara tra bugiardi» e dichiara che il Pd è «al capolinea». Ma che il Pd sia al capolinea Emanuele Macaluso lo sostiene da quando il Pd è nato. Letteralmente. Il libro che scrisse alla nascita del Pd, nel 2007, si intitolava proprio così: Al capolinea. Da allora il Pd è passato dall’opposizione al governo, ha preso il 40 per cento alle europee, ha vinto, perso, pareggiato tante battaglie,

Delusioni

Sul Corriere della sera di oggi Romano Prodi dice di essere stato molto deluso dai giovani. Sapesse i giovani.

Voti

Sono comprensibili le ragioni polemiche degli avversari politici del Pd, meno quelle di alcuni nostri compagni di partito; ad entrambi va comunque ricordato che la legge elettorale uscita dalla sentenza della Consulta, e «suscettibile di immediata applicazione», si chiama Italicum. E non è un caso di omonimia: come l’Italicum prevede infatti il premio di maggioranza per chi superi il 40%, i capilista bloccati e tutto il resto, salvo il criterio con cui scegliere il collegio in caso di pluricandidature e ovviamente il ballottaggio.

Cat Power

Fabrizio Bracconeri, indimenticabile Bruno Sacchi dei Ragazzi della Terza C e dimenticato (dagli elettori) candidato di Fratelli d’Italia alle ultime europee, dice di essere attaccato su internet da esponenti del Pd, quasi tutti, guarda un po’, con dei gatti nel profilo, «simbolo del terrorismo». Non ridete. In tempi di fake news e post-politica, l’amara verità – l’unica residua – è che davvero grande è la confusione sotto il cielo, come diceva il presidente Miao.

Lezioni tardive

Dice Pier Luigi Bersani, con molte buone ragioni, che il voto americano ci mostra un mondo in cui emerge una nuova destra che «non è una destra liberista, è una destra della protezione», per battere la quale serve una sinistra che metta «tutti e due i piedi fuori dagli establishment e dentro le periferie sociali». E così conclude: «Per dirla in bersanese: la mucca nel corridoio sta bussando alla porta».