La solitudine di Gomorra

Babbo Natale (non osiamo attendercelo da Gesù Bambino) ci porterà il finale di Gomorra e nel contempo ci sbarazzerà della dibattuta questione del “cattivo esempio senza contraltari” che il programma starebbe offrendo (ancora, qualche sera fa, il sindaco di Napoli ha detto all’inclito pubblico del Premio Napoli, che “le stese” (l’aggirarsi sparacchiando al cielo) dopo la messa in scena nella fiction, si sono non casualmente moltiplicate nella realtà). Il punto problematico è che, per quanto negativi, gli “eroi del racconto” non sono meno eroici e ammirabili di quelli positivi, perché sono resi eroici dal meccanismo stesso delle vicissitudini, dei colpi e dei rovesci di fortuna, degli ostacoli che scavalcano, delle trappole da cui sgusciano. Da […]

Il falò della comunicazione

Amici meno sprovveduti di noi ci avevano preannunciato che Renzi&C, auspicando la non conferma di Visco a governatore di Banca d’Italia, cercavano guai. Già arrivati sul piano mediatico col rinfocolamento dei roghi Etruria anti-Boschi (padre e figlia) in sostituzione di quelli Consip anti-Renzi (padre e figlio),  estinti dalla dimostrata fellonia di alcuni inquirenti&giornalisti. Dal che si deduce che se vuoi fare politica, oltre a eliminare i familiari in vita, deve saperti autolimitare. Puoi riformare i diritti (fine vitae, eccetera) che al peggio rabbuiano qualche vescovo retrò, ma devi tenerti alla larga dall’intreccio editoria-finanza, popolato da odi reciproci ma unito contro i parvenu (amarcord il caso Unipol-Bnl del 2005, «abbiamo una banca»…) e, ancor di più, […]

Sincerità

Prima vennero fuori le intercettazioni manipolate dalle forze dell’ordine allo scopo di arrestare il padre dell’allora presidente del Consiglio, e non dissi niente perché Renzi mi era antipatico. E così, invece di denunciare le trame eversive di apparati deviati, gridai anch’io che il vero scandalo erano le manovre per ottenere un appalto che non fu ottenuto, attraverso incontri che non si tennero, per un affare che non fu fatto: per una vicenda, in breve, che non si è mai verificata.

Se due anni non sono abbastanza

Sento da più parti considerazioni contrarie al taglio del limite del contratto a tempo determinato da 36 a 24 mesi. Alcuni sono decisamente contrari, perché di questa flessibilità eccessiva usufruiscono in maniera larga e proficua. È il caso di Confindustria, della cui contrarietà non ci stupiamo. Altri invece, pur con profili diversi, lamentano che questo taglio causerebbe addirittura un aumento della precarietà, perché toglierebbe a molti lavoratori la possibilità di lavorare tre anni di seguito. I dati ci dicono che questa considerazione è fuori dalla realtà. La durata media dei contratti a termine è inferiore ai sei mesi, e le proroghe vengono utilizzate per tenere i lavoratori nel limbo all’infinito (anche di queste stiamo […]

Leader

Sulla scheda elettorale, a quanto pare, l’elettore di centrosinistra troverà il simbolo del Pd, quello di «Più Europa con Emma Bonino» e quello di «Liberi e Uguali con Pietro Grasso». Indovini ora il lettore in quale di questi tre partiti, per cominciare bene la campagna elettorale, si sia aperta la polemica sul rischio di diventare un partito del leader.

Il problema delle fake news non è una bufala

In questi giorni impazza il dibattito sulle fake news, o bufale, per usare un termine Dop. Il dibattito però impazza all’italiana, quindi non su chi ci lavora, quale sia il suo obbiettivo, quali siano i finanziatori, ma se sia il caso o meno di parlare di notizie false messe in giro ad arte per creare un clima di odio e insofferenza, quando i problemi degli italiani sono ben altri. Questa impostazione, a mio parere, nasconde due enormi errori di valutazione: il primo, e ovvio, è che porre un problema non vuol dire rinunciare a tutto il resto; parlare di bufale non vuol dire non proporre soluzioni sul lavoro o non parlare della nostra visione del […]

Nazistically correct

Assieme a molte altre cose molto più tristi e molto più gravi, la sconcertante dichiarazione pronunciata ieri da Matteo Salvini sui fatti di Como ci insegna una cosa importante sul linguaggio politico. Il segretario della Lega, infatti, ha detto testualmente: «Certo che entrare in casa di altri non invitati non è elegante, ma il tema dell’invasione dei migranti sottolineato dagli skinheads è evidente». Che è un modo piuttosto singolare, ne converrete, per commentare l’irruzione squadrista

Non cerchiamo rifugio tra le macerie

Parlare del Partito democratico proiettando la sua immagine nei prossimi dieci anni non è compito facile soprattutto se il discorso su di esso deve essere inserito nel difficile tema del destino politico dell’Italia in Europa. E peraltro senza connetterlo a questo tema cruciale quale senso avrebbe provare a ritagliare una fisionomia possibile del Pd, o di qualunque altro partito? Un partito non è solo “programma”, anzi è soprattutto un’entità storico-politica che deve fare i conti con il corso dei tempi e con una capacità di previsione. È tanto più necessario assumere il tema nella dimensione accennata, quanto più è chiaro che se si continua a ragionare nei confini dei recinti nazionali, si perde il punto di prospettiva da cui pensare se stessi […]

Classismo culturale

Contrordine, compagni! Richard Florida ha scritto un libro per spiegarci che quindici anni fa aveva sbagliato quasi tutto. Per chi non lo ricordasse – d’altro canto sono trascorsi tre lustri dall’uscita in Italia dal suo libro L’ascesa della nuova classe creativa (The rise of the creative class, 2002. Basic Books) – Florida è stato il teorico della funzione rigenerativa del modello «3T»: tolleranza, tecnologia e talento erano i tre elementi necessari, secondo lo studioso, per attrarre innovatori, esperti di tecnologie e giovani creativi nelle città in declino che, grazie a questi nuovi residenti, si sarebbero trasformate, detto fatto, in cool cities. E poiché le imprese vanno laddove ci sono i talenti, quelle città avrebbero attratto capitali, startup, innovazione, ricchezza. Il sillogismo costruito da […]

La politica nell’era dello scetticismo globale

È sempre stato difficile per i filosofi arrischiarsi a prendere parola sul futuro. Quando poi si entra in un periodo di interregno, per dirla con Gramsci, in cui possono accadere i fenomeni morbosi più svariati, allora difficoltà si assomma a difficoltà. L’interregno, in cui il vecchio muore e il nuovo ancora non nasce, era determinato per Gramsci dalla rottura fra classi dirigenti, ideologie dominanti e masse popolari. «La morte delle vecchie ideologie – aggiungeva il pensatore sardo – si verifica come scetticismo verso tutte le teorie e le formule generali e applicazione al puro fatto economico (guadagno, ecc.) e alla politica non solo realista di fatto (come è sempre) ma cinica nella sua manifestazione immediata». Non pochi intellettuali contemporanei hanno richiamato […]